Un viaggio per consolidare i legami che, sin dagli anni del conflitto, esistono fra diverse associazioni della società civile e cittadini di Reggio Emilia con i territori della ex repubblica jugoslava e sviluppare possibili nuove progettualità con enti e istituzioni locali.

 

Questo lo scopo della missione di Cisl Emilia Centrale, Iscos Emilia Romagna, Filef e Comune di Reggio Emilia, che in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, hanno deciso di testimoniare la loro solidarietà alle associazioni di donne della Bosnia Erzegovina partecipando alla marcia organizzata dalle stesse associazioni e dalla società civile locale realizzata nel Centro di Sarajevo.

 

“Purtroppo anche in Bosnia Erzegovina – afferma Andrea Cortesi, direttore di Iscos Cisl Emilia Romagna – i diritti delle donne non sono sempre riconosciuti, è un lungo cammino ancora da percorrere.  Da tempo abbiamo iniziato a collaborare con le associazioni del territorio facendo numerosi incontri per sensibilizzare i cittadini reggiani e aiutare la cittadinanza bosniaca, in particolare le donne e i bambini, vittime della guerra”.

 

“Gli incontri istituzionali con i sindaci e i dirigenti locali delle città di Zenica, Sarajevo, Visoko e Bratunać sono stati molto utili – aggiunge Serena Foracchia, assessore a Città internazionale di Reggio Emilia – ci sono stati presentati, infatti, le realtà locali ed è stato possibile spiegare l’approccio e le caratteristiche dei servizi sociali e interculturali reggiani, dando l’avvio ad un confronto che ci porterà a strutturare nuovi progetti di collaborazione”.

 

“Le principali associazioni che abbiamo incontrato – affermano Francesco Bini, della Cisl Emilia Centrale, Germana Corradini, dirigente dei Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia, Antonia Nicolini, volontaria di Filef – sono state il Centro per i diritti delle donne, che lavora per la tutela legale delle donne vittime di stupro e violenza; l’associazione Lotos che offre terapie ai bambini con disabilità mentali; The Forgotten Children che si occupa di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti dei giovani nati da stupri e violenze di guerra; lo Spid Club società sportiva che, unica in Bosnia, permette a bimbi con disabilità di praticare sport e infine Jadar, nata dalle donne, spesso vedove, rientrate a vivere nei loro villaggi d’origine dopo il genocidio del luglio del 1995 operato dalle truppe del generale Mladić, che lavora sull’emancipazione anche economica delle donne”.

 

Proprio Jadar, infine, nel 2018 è stata protagonista con la cooperativa sociale Madre Teresa di Reggio Emilia e il laboratorio Mani in Pasta del progetto denominato “Pasta e pita di pace” grazie al quale è stato possibile lo scambio di tecniche e ricette della tradizione emiliana e bosniaca. “Progetto che continuerà nel 2019 –  conclude Gianluca Grassi dell’assessorato alla Città internazionale – con una delegazione che verrà accolta nella nostra città e che parteciperà a diverse iniziative di sensibilizzazione sui temi della pace e del rispetto dei diritti umani sul nostro territorio”.