Stato di agitazione dei lavoratori dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord (Ucman). Lo preannunciano i sindacati Fp Cgil Modena e Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale, unitamente alle rsu (rappresentanze sindacali unitarie), dopo le decisioni assunte a seguito della revoca del Comune di Mirandola di alcuni servizi, e il conseguente trasferimento del personale, gestiti in precedenza dall’Unione. Da mesi, infatti, il Comune di Mirandola ha comunicato il recesso dei servizi di p

Il municipio di Mirandola

olizia locale, tributi, Suap (Sportello unico attività produttive), ambiente e marketing territoriale. «Nonostante esistano convenzioni e accordi tra Unione e Comuni a essa appartenenti in ordine al trasferimento del personale, – spiegano le sindacaliste Veronica Marchesini (Fp Cgil Modena) e Sabrina Torricelli (Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale – nelle ultime settimane sono state comunicate modalità diverse e peggiorative per i lavoratori di Ucman. In questo modo sono sconfessati anche gli accordi raggiunti durante la costituzione dell’Unione stessa». Le organizzazioni sindacali denunciano che, oltre ai lavoratori che, come previsto dagli accordi, ritornano al Comune di Mirandola da cui provengono, Ucman ha deciso di tagliare le proprie capacità assunzionali, ovvero la possibilità di occupare personale presente e futuro, proprio quando sta affrontando una riorganizzazione. Questo nonostante il Comune di Mirandola possa implementare il proprio organico in base alla normativa vigente, senza dover procedere con la cessione di ulteriori capacità assunzionali da parte di Ucman. «Tutto questo avrà conseguenze sulle condizioni di lavoro del personale dell’Unione, già caratterizzate da sottoccupazione e precariato – sottolineano Marchesini e Torricelli – Innanzitutto si prevede un taglio del loro salario accessorio, proprio in relazione all’ulteriore cessione delle capacità assunzionali al Comune di Mirandola non previste dagli accordi. Le condizioni economiche, tra l’altro, sono già contrassegnate dal mancato pagamento della produttività 2020 e dalla totale assenza di contrattazione per il 2021. Risulta, quindi, evidente la responsabilità politica di Ucman nella scelta di privarsi della capacità di assumere personale, indebolendo i servizi ai cittadini mettendo in discussione non solo la tenuta, ma il progetto dell’Unione stessa». Per i sindacati, insomma, la politica del personale dei Comuni del’Area Nord è inadeguata ad affrontare le sfide attuali, che sempre più richiedono una presenza forte dell’ente pubblico. Al contrario le scelte di Ucman prefigurano un arretramento ed esternalizzazioni dei servizi come unica risposta. Per questi motivi i lavoratori di Ucman riuniti in assemblea hanno dato pieno mandato a Fp Cgil e Cisl Fp di aprire lo stato di agitazione, con richiesta di convocazione da parte della prefettura di Modena per l’espletamento della procedura conciliativa. «Riteniamo inaccettabile che si prendano decisioni a scapito dei lavoratori di Ucman e si mettano a repentaglio servizi preziosi per i cittadini. Dall’incontro in prefettura ci aspettiamo un cambio di atteggiamento e la disponibilità a mettere in campo tutte le azioni necessarie al fine – concludono le sindacaliste Veronica Marchesini (Fp Cgil Modena) e Sabrina Torricelli (Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale – di tutelare le condizioni lavorative ed economiche di tutti i lavoratori, minate da decisioni politiche che giudichiamo irrispettose e senza alcuna prospettiva».