#EqualPayDay, Papaleo (#CislEmiliaCentrale) denuncia: alle donne il 37% di #pensione in meno

Equal Pay Day 2018: è martedì 10 aprile la giornata in cui anche a Reggio Emilia si ricorderà l’iniquità della differenza salariale fra le donne e gli uomini.

«Ogni anno, l’Equal Pay Day, il giorno della giusta paga, è determinato sul calendario dalla differenza dei giorni in più  che servono ad una lavoratrice per riuscire a guadagnare tanto quanto un suo collega uomo nell’anno precedente – spiega Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale -. Di anno in anno, la data si è allargata sempre più sul calendario, finendo ormai ad essere celebrata in primavera avanzata».

Quest’anno, il focus dell’European Equal Pay Day è dedicato al divario pensionistico (pension gap) delle donne.  «Anche nel mercato del lavoro reggiano – aggiunge la Papaleo – c’è un divario fra quello che le donne e gli uomini ricevono quando finalmente raggiungono l’età pensionabile. Il dato medio su scala nazionale è intorno al 37,1 %, in una media che l’avvicina agli altri Paesi dell’aria mediterranea (la Francia ha il 33%, la Spagna ha il 35.1, mentre il Portogallo raggiunge il 29.9), ma l’allontana da quella scandinava, dove si trovano i divari minori sotto all’11 %. La cifra del 37,1% è la punta finale  di un iceberg immobile, fatto di trattamenti economici sfavorevoli che accompagnano le donne italiane lungo tutto il cammino lavorativo. Disparità di trattamento economico che non potrebbe né dovrebbe esistere come sancito dall’articolo 37 della Costituzione che sancisce che “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” » .

«Ed è proprio la “parità di lavoro” che necessita di sorveglianza e monitoraggio – aggiunge Simonetta Sambiase responsabile del Coordinamento donne della Cisl Emilia Centrale –  In primis, quando essa viene inficiata dalle scappatoie funzionali delle disparità di livelli contrattuali, dai premi di produzioni dispensati senza contrattazione collettiva  e dai premi “ab persona” che possono differenziare non poco  la quantità e la qualità salariale fra lavoratori e lavoratrici. Quanti sono ancora i premi di produzione, di obiettivo, di risultato…, che premiano la presenza, la quantità  numerica della presenza al posto della qualità produttiva del lavoro? Basta pensare a come la maternità venga contata “in sottrazione” nei luoghi di lavoro. Altro uso diffuso di “normalità sociale”, soprattutto per alcune tipologie di lavoro in cui la conciliazione dei tempi vita e lavoro è negata da miopi politiche datoriali, è il ricorso al part-time.  Il part time è la norma principe non scritta delle donne dopo l’arrivo di un figlio o di una figlia, dopo la presa in atto di un carico di cura familiare che va a sopperire a quelle mancanze di welfare sociale, e altre disparità di genere  per incidono sfavorevolmente  sul tessuto carrieristico ed economico del percorso lavorativo, per approdare, alle soglie della pensione, alla deriva economica».

«La carriera, intesa come percorso meritocratico giustamente retribuito, è il luogo di un’altra sottrazione, che viene indicata sotto l’analogia del “soffitto di cristallo” – ricordano ancora le sindacaliste –  L’ascensione in verticale della carriera fino ai suoi vertici, con conseguente ed equa  retribuzione contributiva, si dimostra un’utopia,  un gap tutto al femminile. L’azione positiva di maggior incisione sul fenomeno è stata la legge Golfo-Mosca per l’equilibrio del genere, applicata in quei lavori in cui lo Stato fa da committente, ma ricordiamo che la norma citata ha un effetto scadenzato e che la data del 2023 non è così lontana nel tempo. Per allora, ci si augura che il cambiamento culturale in ottica di genere possa essere stato completato nel nostro Paese. Ma a tutt’oggi, è cambiata solo la data dell’Equal Pay Day, che si è spostata, nuovamente, in avanti. Per questo Il lavoro del Coordinamento donne della Cisl Emilia Centrale, oltre ad attività di sensibilizzazione, attivarsi per sostenere la trasparenza, il salario minimo legale (da non confondersi col reddito di cittadinanza, ma semplicemente è una paga oraria o mensile sotto la quale non si può scendere), di battersi per il welfare alle famiglie e alla genitorialità».

 

#EqualPayDay, Papaleo (#CislEmiliaCentrale) denuncia: alle donne il 37% di #pensione in meno 2018-04-08T08:42:00+00:00

Denuncia #Cisl: “Donne che guadagnano in media il 10,9% in meno degli uomini: è ora di cambiare cultura e lavoro”

REGGIO EMILIA – “Il focus della Cisl Emilia Centrale sulla differenza salariale tra uomo e donna rileva un quadro preoccupante ed è compito del sindacato farsene carico”. Parole di William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale che commenta i dati emersi all’incontro “(Al) meno il salario delle donne” che ha visto mettere a fuoco il tema dell’Equal pay.

“Sono mediamente più bassi del 10,9% i salari/orari delle donne, una differenza che diventa del 33,4% sui redditi medi dichiarati al fisco e che vale, mediamente, 3.600 euro l’anno in meno – ha analizzato Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale -. Le donne ‘lavorano meno’: proprio per i loro impegni su più fronti le donne accettano il part time più spesso degli uomini (il 60% dei part time sono ‘involontari’), e complice la crisi economica, nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile, tra i 15 e i 64 anni, con il 48%. Oltre a lavorare meno sono pagate meno: la cosiddetta segregazione occupazionale le vede impegnate nelle mansioni più basse e nei settori meno remunerativi. La crisi ha aumentato questo divario, così come le situazioni di lavoro non retribuito regolarmente (lavoro nero). Per questo occorre lavorare sull’aspetto culturale, sulla redistribuzione paritaria dei carichi di cura e assistenza in famiglia, con reti di servizi che semplifichino e non complichino la conciliazione dei tempi di vita e del lavoro e con una contrattazione di secondo livello che risolva il problema del sottoinquadramento delle donne e valorizzi le loro competenze e professionalità. E’, anche, urgente che lo Stato riconosca la contribuzione figurativa per i periodi in cui le donne si dedicano alla cura ed all’assistenza di bimbi e anziani: un evento di maternità comporta per la donna in media una perdita di retribuzione annua del 12% a vent’anni dalla nascita del figlio. Se si afferma che la maternità è un valore bisogna fare scelte legislative coerenti”.

“A Reggio Emilia – ha osservato il vicesindaco Matteo Sassi – negli ultimi anni abbiamo osservato una riduzione del ricorso alle assistenti familiari – badanti ndr -. Siamo quindi preoccupati che i lavori di cura nelle case possano, come un tempo, tornare ad essere esclusivamente femminili. Per questo abbiamo dato vita al servizio sperimentale di tutouring familiare, messo in campo dall’Asp, per sostenere, assistere e affiancare le famiglie in questo delicato momento”

“Ci preoccupano – ha osservato l’assessore – i casi di femminicidio, ma fortunatamente ora l’attenzione mediatica è elevata. Rileviamo che nel pubblico il lavoro femminile è più radicato e c’è meno sperequazione retributiva. Mentre nel privato la differenza è molto più marcata ed è soprattutto qui che occorre intervenire”.

“Le donne, che sono il 51,6% della popolazione in Emilia Romagna – ha affermato l’assessore regionale Simona Caselli –, e vivono mediamente di più rispetto al dato europeo, sono effettivamente sottoinquadrate. Sono più esposte al rischio di povertà rispetto agli uomini e, in particolare, le giovani tra 16 e 24 anni, le madri single e le anziane sole. Un tema che spesso ha radici lontane. La segregazione occupazionale è frutto anche di una sorta di segregazione formativa molto netta (studio e formazione). Nonostante le ragazze abbiamo costantemente risultati migliori (sono più regolari nei cicli di studi, si iscrivono di più all’Università e in più conseguono il titolo universitario), tendono a evitare gli istituti tecnici a favore dei licei e a concentrarsi poi all’Università nei gruppi disciplinari, dell’insegnamento, letterario, linguistico, politico-sociale e medico. In Emilia-Romagna le laureate nelle discipline scientifiche e tecnologiche sono appena il 14,5% contro il 23% dei ragazzi. E le donne impiegano poi tempo ad essere assunte è il primo stipendio dopo università è il 20% più basso rispetto uomo”.

“Oltre 9.000 i casi di violenza registrati in regione – ha rilevato l’assessore -, a volte nei luoghi di lavoro. Preoccupa in particolare di oltre 700 denunce per stalking che denotano un limite culturale forte e una crescente incapacità da parte degli uomini di gestire il rifiuto da parte delle donne o anche semplicemente l’espressione di una libertà di movimento e di vita”.

Per il segretario generale William Ballotta “la Cisl da oggi può continuare a impegnarsi con rinnovato impegno nei luoghi di lavoro, con la contrattazione nazionale, aziendale e nei territori, oltre che con proposte, per riconoscere professionalità donne e inquadramenti”.

Denuncia #Cisl: “Donne che guadagnano in media il 10,9% in meno degli uomini: è ora di cambiare cultura e lavoro” 2017-03-13T09:10:53+00:00