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CGILCISL e UIL incontrano i parlamentari reggiani: presentati emendamenti di soppressione dei tagli a CAF e Patronati

Si è svolto questo pomeriggio l’incontro tra le segreterie reggiane di Cgil Cisl e Uil, assieme ai responsabili dei Patronati e dei Caf, con i parlamentari reggiani Antonella Incerti, Paolo Gandolfi e Maria Mussini, sullo spinoso tema dei rischi in seno alla reiterazione dei tagli a Caf e Patronati proposta dal governo.

Tagli che, come ormai noto, anche per il 2015 sono previsti in complessivi 28 milioni per i patronati e di 40 milioni per i Caf. Cifre che, sommate ai tagli del 2014, portano ad un abbattimento strutturale di 63 milioni per i primi e di 40 per i secondi, sapendo che per i Caf sono previsti ulteriori 70 milioni nel 2017, 70 milioni nel 2018 e 100 milioni nel 2019.

Insomma, una vera “batosta” che “colpisce i diritti di cittadinanza che passano per il disbrigo di pratiche necessarie all’esercizio dei propri diritti – ha sottolineato Margherita Salvioli, segretaria Cisl Emilia Centrale – e mette a rischio l’espletamento di funzioni, lasciando intendere che il governo non ne riconosca l’indubbio valore sociale”.

Dello stesso avviso Lorenzo Tollari, segretario Uil Modena e Reggio Emilia, che ha parlato di “tagli inaccettabili e di un attacco ai sindacati mai visto prima” e Guido Mora, segretario Cgil Reggio Emilia che ha aggiunto “mi domando come mai, in un’epoca di esternalizzazioni, quella fatta dallo Stato verso Patronati e Caf, dato che essi svolgono funzioni che lo Stato non vuole fare, viene invece colpita con continui tagli. Pare evidente la volontà di mettere in difficoltà il cittadino che attraverso questi servizi può vantare il riconoscimento di diritti”.

Ma nell’incontro si è sottolineata anche la complessità e la vastità del lavoro svolto da Patronati e Caf, entrando nel merito, sia economico sia tecnico, delle ricadute che l’abbattimento di risorse, peraltro ricordiamo si tratta del frutto di contributi pensionistici versati dai datori di lavoro per conto dei lavoratori, comporterebbe nella realtà di tantissimi cittadini.

A partire dal rischio concreto di non riuscire a garantire qualità e totalità dei servizi svolti.

La risposta dei parlamentari ha visto sulla stessa linea d’onda Antonella incerti, esponente del Pd e membro della Commissione lavoro alla Camera, e il collega di partito Paolo Gandolfi.

Abbiamo presentato un emendamento che chiede la soppressione dei tagli ai patronati, altri colleghi ne stanno presentando altri che chiedono la riduzione del taglio a 10 milioni, altri ancora stanno presentando emendamenti che chiedono la riduzione e la soppressione dei tagli ai caf – spiega Antonella Incerti – capiamo le difficoltà e non manca il lavoro da parte nostra di sensibilizzazione su questi temi. La partita è ancora aperta e nei lavori parlamentari vedremo quale sarà la piega che prenderà. Personalmente se mi chiederanno di ritirare la firma non lo farò”.

Più critica, a partire dalle molte maglie della Legge di stabilità, Maria Mussini, Gruppo Misto, che ha sottolineato “preoccupazione per il modo di procedere del governo nel colpire sempre, sia nel merito che nel metodo sistematico le stesse fasce sociali. Si nota sempre meno interesse a che i diritti vengano erogati – ha aggiunto – si va verso una fruizione disorganica e per censo: tra chi ha i soldi per avere le “carte” in ordine e beneficiare delle normative e chi non ne ha, per arrivare alla privatizzazione”.

A smorzare i toni, infine, Paolo Gandolfi che ha invece ribadito l’importanza “di una proposta alternativa ai tagli del governo fatta dai parlamentari. Proposta di riduzione e soppressione che darà dei frutti – ha detto – che anche se parziali vanno raccolti per raddrizzare le cose in ragione delle forze che ci sono nella discussione parlamentare”.

CGILCISL e UIL incontrano i parlamentari reggiani: presentati emendamenti di soppressione dei tagli a CAF e Patronati2015-11-28T08:29:08+00:00

La legge di stabilità si abbatte ancora su patronati e CAF

Continua al galoppo la corsa del governo Renzi nel taglio di risorse ai patronati e ai caf. I 48 milioni di euro di tagli al Fondo patronati si andrebbero a sommare ai 35 milioni del 2015 per una complessiva riduzione del Fondo patronati di 83 milioni di euro rispetto al 2014. Una cifra enorme che incide sull’erogazione di servizi completamente gratuiti ai cittadini relativi a prestazioni assistenziali, previdenziali e legate all’immigrazione.

Si tratta di tagli che, mettendo a rischio la gratuità dei servizi così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ricadranno direttamente sui cittadini e sulla loro possibilità di tutelarsi. Va inoltre sottolineato che quando si parla di “riduzioni di fondi” non si parla di soldi pubblici ma del frutto di contributi pensionistici versati dai datori di lavoro per conto dei lavoratori.Si va dunque ad incidere pesantemente su quei servizi che i patronati gestiscono gratuitamente in sostituzione dell’Inps e in accordo con esso, assicurando un risparmio all’Ente previdenziale di oltre 500milioni di euro, spianando la strada a un mercato dei servizi dove tutti i cittadini, anche i più bisognosi di tutela, saranno costretti a pagare per prestazioni cui hanno diritto per legge. Si discute infatti della possibilità di far pagare una tariffa di 24 euro per prestazioni come ad esempio la domanda di disoccupazione, quella di maternità o gli assegni familiari.Solo nella nostra provincia i patronati aderenti al CEPA (Cgil Cisl Uil Acli) sono presenti in 73 sedi, capillarmente dislocate sul territorio che impiegano 90 dipendenti. E sono circa 250mila i cittadini che vi si sono rivolti nell’ultimo anno attivando 150mila pratiche assistenziali di vario tipo. Si può dunque affermare che metà della popolazione residente nella provincia di Reggio Emilia si è avvalsa almeno una volta dei servizi erogati dai patronati. Anche i cittadini che si sono rivolti ai Caf CGIL CISL UIL reggiani sono tantissimi, se pensiamo che sono state compilate nell’ultimo anno oltre 106mila domande di 730, oltre 17mila dichiarazioni Isee, oltre 21mila modelli Red e quasi 8mila dichiarazioni di responsabilità per i titolari di pensione di invalidità civile. E allo stesso modo la riduzione delle risorse per i centri di assistenza fiscale va nella direzione di una diminuzione dei servizi e delle tutele al cittadino. Se infatti verrà confermata la riduzione dei compensi di cento milioni di euro annui prevista dal Disegno di legge di Stabilità “non avremo altra scelta che ridurre i costi e a soffrirne sarebbero maggiormente le persone anziane e i ceti più deboli che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale” fa sapere la Consulta nazionale dei Caf che ha inoltre lanciato una petizione on line, sul sito change.org, attraverso la quale chiedere ai parlamentari di cancellare il comma 3 dell’articolo 33 del Ddl Stabilità che prevede proprio la riduzione dei fondi per i servizi di assistenza fiscale. La rimodulazione dei compensi del 2014 per i successivi tre anni conteneva già una clausola di rispetto di spesa con un risparmio rispetto alle annualità di costo precedenti e rappresentava, a detta del Mef, “il giusto riequilibrio per i Caf a fronte dei maggiori oneri e adempimenti a loro affidati”. Ad esempio, tra questi vi è l’onere a carico del Caf, nel caso di errori, di pagare imposta, sanzioni e interessi. Il taglio dunque rischia di essere scaricato sull’utenza come aumento delle tariffe. Il taglio rischia inoltre di compromettere un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf come punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate che la pubblica amministrazione prevede per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale. E importanti ripercussioni potrebbero registrarsi anche sul progetto 730 precompilato. Per scongiurare questo scenario il Cepa – Centro patronati – e la Consulta dei Caf, sia a livello nazionale sia a livello regionale, hanno predisposto una serie di campagne comunicative per dare la più corretta informazione ai cittadini di quanto questi tagli incideranno direttamente sulla possibilità di esercitare i propri diritti. Anche a Reggio Emilia patronati e caf di CGIL CISL UIL stanno predisponendo un parterre di iniziative per contrastare il disegno di legge che sarà discusso alla Camera dei Deputati dove è stato presentato un emendamento che impedisca i tagli proposti dal governo, ma sul quale non vi è alcuna garanzia di accoglimento. Proprio a sostegno della discussione parlamentare le tre Organizzazioni Sindacali territoriali hanno promosso un incontro con i parlamentari reggiani per confrontarsi sui rischi per il sistema delle tutele e dei diritti sociali dei lavoratori e pensionati nel contesto della legge di stabilità 2016. Sono inoltre in fase di organizzazione a livello regionale incontri con la dirigenza dell’Inps Emilia Romagna e con l’Anci. Presidi territoriali, in concomitanza tra loro, saranno organizzati nelle prossime settimane.

 

La legge di stabilità si abbatte ancora su patronati e CAF2015-11-25T11:20:19+00:00

Nuovi turni nella sanità reggiana: si torna indietro di quarant’anni

Un salto indietro di 40 anni. È quello che si appresta a fare la sanità pubblica reggiana che se da un lato sta per tagliare i nastri del Core, dall’altra rischia di far collassare gli equilibri lavorativi di tutti i suoi dipendenti e di conseguenza anche la qualità dell’assistenza sanitaria. È questo il grido di allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e dai rappresentanti dei lavoratori delle due aziende.

“I nuovi turni di Ausl e Santa Maria – dichiarano Maurizio Frigeri, Fp Cgil, Davide Battini, Cisl Fp, Mauro Chiarini, Uil Fpl e Pasquale Liquori, Fials – prevedono 2 e in alcuni casi anche 3 notti consecutive al lavoro. Con questa decisione unilaterale stanno facendo saltare gli equilibri trovati negli anni e pensiamo soprattutto alla gestione delle famiglie considerando che il personale è costituito soprattutto da donne. Non avere nemmeno un giorno di stacco tra due turni notturni che possono arrivare fino a 12 ore e 50 minuti rischia di far aumentare in modo esponenziale la possibilità di errore del professionista. Il pericolo concreto, oltre a quello di esporre il professionista a rischi di natura penale, è non poter più garantire l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni per i pazienti. Piuttosto che proporre turni assurdi le due aziende dovrebbero adeguare l’organico integrativo alle necessità assistenziali assumendo il personale necessario. Sulla carta l’azienda Ausl ha dichiarato di poter passare nel giro di due mesi dal turno con la doppia notte a quello con la singola notte. Questo lo ha affermato solo a parole, senza dare nessuna garanzia in questo senso”. Gli orari dei 7mila dipendenti della sanità pubblica reggiana cambieranno totalmente a causa di un adeguamento alle normative vigenti, dal 25 novembre. Tra gli adeguamenti imposti dalla legge l’obbligo di avere, tra un turno e l’altro, una pausa di almeno 11 ore. Per come Ausl e Santa Maria hanno interpretato la legge questo significa lo stravolgimento di tutti gli attuali assetti lavorativi e personali. Fino alla settimana scorsa era in corso una trattativa per cercare un accordo. Poi la rottura unilaterale del Santa Maria e dell’Ausl. E la turnazione delle due direzioni sanitarie prevede che ogni operatore debba lavorare come minimo su due notti consecutive, e potenzialmente anche su una terza notte se un collega per qualsiasi motivo dovesse assentarsi. Queste condizioni, considerando il carico di lavoro dei reparti e l’età media degli operatori, rischiano davvero di mettere a repentaglio la qualità dell’assistenza sanitaria. Per questo da lunedì 16 novembre nell’ospedale Santa Maria e in tutti gli ospedali Ausl della provincia è partita una raccolta firme contro la proposta aziendale del turno: in cinque giorni le firme raccolte sono 1.500. E sui social è nata una campagna di protesta con lo slogan “#Iononcisto #IostoconilPaziente”. “La situazione paradossale – dichiarano i sindacalisti – è che un’alternativa, senza un ulteriore aumento di personale e quindi di spesa pubblica, c’è. Basterebbe continuare ad adottare il turno attuale semplicemente invertendo l’ordine della turistica tra chi fa il mattino e chi il pomeriggio. Le due direzioni la conoscono. L’hanno discussa con i sindacati ammettendo pure che è fattibile. Eppure non vogliono adottarla. Questo soltanto perché gli lascia una minore libertà di gestione discrezionale del personale. Siamo stupiti della miopia delle direzioni dell’Ausl e del Santa Maria. Sembrano non capire che l’allarme di cui ci facciamo tramite è nell’interesse delle due aziende. Se domani notte un nostro parente deve andare in ospedale noi tutti speriamo che sia accolto da un professionista preparato che lavori nelle migliori condizioni possibili. Con l’attuale proposta del Santa Maria e dell’Ausl non sarà più così. Il turno che vogliono proporre le due aziende veniva applicato negli anni ’70. Forse c’è un motivo per cui da allora è stato abbandonato”.

Nuovi turni nella sanità reggiana: si torna indietro di quarant’anni2015-11-25T11:18:52+00:00

Fim Cisl Emilia Centrale: “Dopo averlo pubblicamente osteggiato, a Reggio Emilia la Fiom applica il Jobs Act”

Accade al Gruppo Landi, in particolare a ‘Landi Renzo’ e ad ‘A&B’, aziende reggiane in contratto di solidarietà dove Fiom Cgil e azienda hanno sottoscritto un accordo che può prevedere fino a 89 licenziamenti, pari a 1/5 della forza lavoro.

“Per la prima volta sul territorio regionale – spiega Giorgio Uriti, segreteria Fim (Federazione italiana metalmeccanici) Cisl Emilia Centrale – la Fiom Cgil sta applicando le nuove norme sul Jobs act, che prevedono che all’interno del contratto di solidarietà possa essere aperta una procedura di mobilità. Se a parole viene osteggiata la riforma del diritto del lavoro, come ad esempio nelle manifestazioni svoltesi a Roma in ottobre, nei fatti la Fiom Cgil risulta la prima organizzazione sindacale ad applicarlo”. “Questo – entra nel merito il sindacalista – è accaduto al Gruppo Landi, in particolare a ‘Landi Renzo’ e ad ‘A&B’, aziende di Reggio Emilia in contratto di solidarietà dove Fiom Cgil e azienda hanno sottoscritto un accordo per i licenziamenti collettivi di 70 lavoratori nella prima e 19 nella seconda. Si parla quindi di 1/5 della forza lavoro in complesso delle due aziende. La procedura di mobilità è stata inviata alle organizzazioni sindacali venerdì 6 novembre, gli incontri si sono svolti la settimana successiva, e in questi Fiom e azienda hanno deciso di sottoscrivere un accordo che può mettere in mobilità fino a 89 dipendenti senza, a nostro avviso, i necessari passaggi negoziali”. “In particolare – prosegue – Fim ha chiesto quale era il piano industriale o come si riposizionava l’azienda a livello italiano ed europeo, quindi il piano per definire gli esuberi. L’azienda non ha dato risposta. Fim ha proposto di utilizzare ammortizzatori sociali difensivi come il contratto di solidarietà o altri strumenti ma non di sicuro la mobilità senza chiarimenti”. “Abbiamo inoltre chiesto – aggiunge Uriti – che cosa sarebbe successo a tutti i lavoratori se non si fossero trovate le persone in esubero e, quindi il piano industriale per il futuro. Fim ha anche reclamato di inserire nel verbale di accordo la possibilità di utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali possibili per evitare ulteriori licenziamenti. Per quanto ci riguarda l’azienda non potrà procedere con licenziamenti unilaterali”. “Per tutti questi motivi la Fim ha deciso di proseguire nella trattativa, chiedendo ed ottenendo un ulteriore incontro per mercoledì 18 novembre al fine di rispondere a tutte le domande a cui l’azienda non ha, ad oggi, dato risposta”, conclude da Reggio Emilia.

Fim Cisl Emilia Centrale: “Dopo averlo pubblicamente osteggiato, a Reggio Emilia la Fiom applica il Jobs Act”2015-11-25T11:19:42+00:00