Da Reggio Emilia già 20 pullman in partenza per Firenze: sciopero dei metalmeccanici il 14 per il lavoro

E’ al massimo della potenza il motore organizzativo dello sciopero generale dei metalmeccanici proclamato da Fim Cisl Fiom Cgil e Uilm Uil per venerdì 14 giugno.

Nelle ultime settimane oltre 400 assemblee sindacali sono state svolte nelle fabbriche reggiane, coinvolgendo circa ventimila lavoratori tra  operai e impiegati metalmeccanici della Provincia.

Lo sciopero generale, di 8 ore, riguarda complessivamente circa 35 mila addetti del nostro territorio impegnati in tutti i settori, dall’industria all’artigianato.

Uno sciopero motivato dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro.

Lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica – dichiarano le Segreterie di Fim Fiom Uilm – I metalmeccanici chiedono alla rappresentanza politica di questo Paese, ed in particolare al Governo, di ascoltare le richieste che vengono dal mondo del lavoro e di riconoscere il ruolo dei lavoratori”.

Il 14 giugno saranno tre le manifestazioni di metalmeccanici nel nostro Paese: una a Firenze, dove parteciperanno i lavoratori reggiani e i metalmeccanici del Centro Italia;  una a Milano, dove convergeranno impiegati e operai da tutto il Nord e una a Napoli, città coinvolta proprio in questi giorni dalla minaccia di chiusura dello stabilimento Whirlpool che metterebbe a rischio oltre i 440 dipendenti dell’azienda, anche 1500 lavoratori dell’indotto.

Per partecipare alla manifestazione che si terrà a Firenze dalla nostra provincia sono in partenza già circa venti pullman.

“Lo sciopero è necessario per il rilancio di investimenti, politiche strutturali di sostegno al lavoro, lotta all’evasione fiscale, maggiore attenzione alla salute ed alla sicurezza del lavoro, superamento della Legge Fornero ed estensione degli ammortizzatori sociali” afferma Giorgio Uriti, segretario generale della Fim Cisl Emilia Centrale.

I sindacati con questa manifestazione lanciano quindi una campagna per chiedere al Governo di attivare politiche industriali per promuovere l’occupazione, soprattutto nel Meridione, attraverso l’intervento diretto dello Stato, e l’impegno in maggiori investimenti da parte delle imprese.

Le imprese italiane sono quelle che investono meno in Europa – dicono i metalmeccanici di Cgil Cisl Uil – serve un cambio di direzione”.

Il primo punto della piattaforma dei sindacati è il salario, vengono chiesti aumenti e viene chiesto allo Stato di rendere più progressiva la tassazione e ridurre le tasse ai ceti medio bassi.

A fine anno scadrà il contratto nazionale dell’industria –  dichiara Simone Vecchi, segretario generale della Fiom Cgil di Reggio – gli imprenditori reggiani e la Confindustria devono sapere che i lavoratori metalmeccanici reggiani nel prossimo contratto vogliono un aumento superiore all’inflazione e sciopereranno per chiedere salari più alti”.

Lo sciopero unisce i sindacati dei metalmeccanici dopo anni di divisioni, oggi tutti convergono sulla piattaforma per lo sciopero e criticano ferocemente le ipotesi di flat tax che in queste settimane stanno girando sui media nazionali.

La flat tax è un robin hood all’incontrario – dichiara Jacopo Scialla, segretario generale della Uilm Uil Emilia – in Italia bisogna ridurre l’Irpef ai lavoratori con redditi medio bassi, che sono i più tartassati e quelli che più hanno subito la crisi economica, non ai redditi alti che sono passati indenni dalla recessione”.

Sarebbe una grave ingiustizia sociale –  concludono i tre segretari generali – che avrà come conseguenza diretta il taglio di servizi e welfare pubblico”.

Infine,  un appello alla partecipazione: “Senza la partecipazione diretta dei lavoratori alla vita politica del Paese il Parlamento non ha mai preso iniziative mirate all’aumento dei diritti, alla tutela del lavoro, ai bisogni degli ultimi, per questo anche questa volta non ci rassegniamo e invitiamo i lavoratori a scioperare e partecipare alla manifestazione”.

Da Reggio Emilia sono previsti pullman in partenza alle ore 06:00 da Piazzale Europa.

 

 

 

Da Reggio Emilia già 20 pullman in partenza per Firenze: sciopero dei metalmeccanici il 14 per il lavoro2019-06-10T15:13:15+00:00

“Facciamo autocritica. Ma creiamo un Patto montano per il lavoro”. Così i sindacati per l’Appennino

 

Coesione sociale per sfruttare le molteplici risorse a disposizione in Appennino e un “Patto” anche montano per il lavoro. Sono tra le priorità emerse al convegno “Appennino, un nuovo sviluppo per una nuova coesione sociale” organizzato da Cisl Emilia Centrale, Cgil Reggio Emilia e Uil Modena e Reggio a Castelnovo Monti. Gremita la sala municipale. Proprio sul tema della coesione sociale, i saluti di casa sono stati fatti Alberto Zanetti, segretario confederale Uil Reggio Emilia. E’ entrata subito nel vivo Silvia Dalla Porta, della Cgil di Castelnovo Monti, denunciando “situazioni di irregolarità lavorativa, talvolta coperte con l’utilizzo dei voucher, che penalizzano la permanenza dei giovani in Appennino. Ma anche il rischio di soppressione del reparto di Ostetricia del Sant’Anna che ha valenza comprensoriale”.

Luca Ferri, Alberto Zanetti, Silvia Dalla Porta

Luca Ferri, Alberto Zanetti, Silvia Dalla Porta

E per far fronte alla lunga serie di chiusure di servizi in Appennino – Giudice di Pace, sportello Camera di Commercio, Catasto, Inps, uffici postali! – , è stata articolata l’analisi del collega della Cisl Emilia Centrale di Castelnovo Monti, Luca Ferri, che ha posto l’attenzione sul legame persona, lavoro territorio. “Per questo occorre definire priorità di intervento (viabilità, sicurezza idrogeologica, connettività), programmazione (fondi per industria e turismo, programma regionale per la montagna, aree interne e patto per il lavoro) e partecipazione (con il coinvolgimento dei vari attori)”.

Luigi Gove, Enrico Bini, William Ballotta, Roberta Rivi

Luigi Gove, Enrico Bini, William Ballotta, Roberta Rivi

“Sono diversi i fronti comuni per i quali, forse mai come ora, si era lavorato assieme” ha ricordato Enrico Bini, presidente dell’Unione dei Comuni. “Lo ha dimostrato la soluzione della problematica della ceramica Sadon di Vetto, positivamente conclusa, quindi Terre di Badia su cui si è al lavoro assieme, ma anche – novità ndr – della Ceag di Gatta, che ha preannunciato una serie di iniziative per potere continuare ad operare. Quindi gli strumenti di lavoro, dai fondi per il turismo, alla programmazione del piano rurale, del Gal delle Aree interne “dove siamo i primi a partire. Connettività: entro il 2017 tutte le aree produttive e i locali pubblici saranno collegati con fibra ottica: un investimento di sei milioni di euro”.

Silvia Prodi. Giovanni Teneggi, Pietro Ferrari

Silvia Prodi. Giovanni Teneggi, Pietro Ferrari

“Ci sono gli strumenti per essere nella giusta direzione della coesione sociale auspicata dal moderatore della giornata Pietro Ferrari – ha affermato Giovanni Teneggi, consigliere della Camera di Commercio -. Dopo la crisi, ora vivere in Appennino è più difficile di prima: qui dieci posti in meno di lavoro valgono il 100% della tenuta di una valle. Serve una specificità delle soluzioni. Emblematico, in negativo, il sistema Fondo europeo di sviluppo regionale, che prevede soglie di investimenti alle aziende di 250 mila euro nel turismo. Alla Regione chiediamo una fiscalità progressiva per la montagna, che rappresenta il 40% del territorio e contribuisce a dare competitività. Ma facciamo autocritica: abbiamo creato uno scarto generazionale (di due generazioni) che non ha educato i giovani a vivere e lavorare in Appennino”.

Di rilievo la ripresa di un sondaggio camerale: i giovani, interrogati, credono di potere lavorare in Appennino in settori assai diversi rispetto a quanto auspicato dagli adulti: ai primi posti informatica e telecomunicazioni, non il commercio, il turismo o green economy. Da qui l’invito a conoscere di più le lingue, l’informatica, i siti. Ma anche la richiesta, condivisa dalle associazioni, di una normativa per favorire le imprese locali del profit (e non solo il terzo settore).

Roberta Rivi, coordinatrice Area Impresa Cia Reggio Emilia, ha acceso i fari sul comparto agricolo: “in Appennino in 10 anni si è persa il 20% della superficie agricola utilizzata, 1/5 del terreno coltivato. E’ ora questo un territorio molto fragile. Eppure il settore primario può esprimere ancora la sua forza perché qui ci sono 400 imprese agricole, con 200 dipendenti (1 su 2 h un dipendente), impiegati al 90% a produrre 1/5 del Parmigiano Reggiano prodotto in provincia. Sia per la sua necessità di innovazione, ma anche di promozione e commercializzazione in questo campo c’è ancora spazio per i giovani”.

Nelle conclusioni Luigi Gove, segretario Cgil Reggio Emilia, ha ricordato che il Patto per il lavoro, già avviato in Regione, individua percorsi utili messi a sistema tra i diversi assessorati. “Occorre però passare da strumenti quantitativi a strumenti qualitativi: per l’Appennino ciò significa attrattività. Diciamo sì a finanziamenti pubblici a disposizione di chi ha buona progettualità, ma con applicazione dei contratti nazionali di lavoro”.

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Silvia Prodi, consigliere regionale, ha portato i saluti dell’assessore Palma Costa: “l’investimento delle risorse contro il dissesto, da parte della Regione, è propedeutico alla tenuta, così come nei servizi. Con la proposta di legge La Banca della Terra, vorremmo destinare i terreni non utilizzati a chi li voglia mettere a reddito. Col Piano forestale vorremmo promuovere lo sfruttamento economico e la tutela dei boschi. Quindi con la Legge 16 sul turismo intendiamo creare un nuovo soggetto per la destinazione turistica che da Piacenza arriverà sino a Reggio, mentre Modena andrà con Bologna. Aggiungiamo temi sulla lotta alla povertà o sulla tenuta della coesione sociale. Col testo unico della legalità si tutelano i lavoratori anche dell’agricoltura”.

William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale ha infine ricordato, anche per la montagna, il valore indiscusso di manifattura e industria. “Se anche a Reggio Emilia saremo capaci di attuare il Patto provinciale per il lavoro, sulla scorta dell’esperienza regionale, allora potremo declinarlo anche per la montagna/e, guardando oltre i vecchi confini provinciali, e quindi pensare a una programmazione del territorio dal basso, condivisa con gli enti. In questo senso il coraggio delle scelte ha premiato sin qui quanto voluto dai cittadini del nuovo comune di Ventasso che hanno saputo mettersi in gioco e, quindi, ripensare al loro futuro”.

 

“Facciamo autocritica. Ma creiamo un Patto montano per il lavoro”. Così i sindacati per l’Appennino2016-10-18T17:25:28+00:00

#CislEmiliaCentrale: un Patto territoriale per sostenere la nuova coesione sociale a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – “Le mutate condizioni del lavoro a Reggio Emilia dovranno portare a una rinnovata coesione sociale. Per questo proponiamo un Patto territoriale, sul fronte del lavoro e della coesione sociale, per far fronte a esigenze di persone e famiglie fortemente mutate (in consistenza e bisogni) durante i 7 anni della crisi. Anni nei quali abbiamo assistito alla perdita di 7.000 posti di lavoro, pari alla forza occupazionale di un intero Comune reggiano di media-grande dimensione”. E’ quanto ha dichiarato la segreteria della Cisl Emilia Centrale svolta a Reggio presentando il “1° Report Lavoro & Coesione sociale 2016”.

Cisl Emilia Centrale

William Ballotta e Margherita Salvioli Mariani

Diversi gli strumenti funzionali a occupazione e coesione sociale proposti da William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale, Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta, assieme ai segretari Domenico Chiatto, Andrea Sirianni e Michele Del Fabbro. Per i segretari per tenere assieme la crescita complessiva del territorio (sviluppo economico e coesione sociale) “prioritario è il rilancio del ruolo del manifatturiero, lo sviluppo della contrattazione di secondo livello (aziendale e/o territoriale). Anche per Reggio Emilia è possibile tradurre sul territorio reggiano il Patto regionale per il Lavoro, con particolare attenzione alle caratteristiche dei singoli distretti produttivi”.
Anche nel reggiano la Cisl Emilia Centrale richiede la programmare interventi per la riqualificazione del patrimonio edilizio, di “potenziare la formazione professionale e riconversione dei lavoratori, ma anche un piano infrastrutturale per mettere a valore l’Alta Velocità ferroviaria”.
Tutto questo, secondo i segretari, deve scaturire da un percorso partecipato verso un Patto sociale per Reggio Emilia. In esso potranno trovare risposta la riorganizzazione della pubblica amministrazione, la riduzione degli sprechi, la semplificazione delle procedure amministrative. All’orizzonte anche il tema della fusione tra Comuni (così come avviato dal Comune del Ventasso da inizio anno), oltre al welfare dei servizi rilanciare del welfare di relazione con tavoli di co-progettazione (es: portierato sociale, infermiere di comunità). Sì anche a un piano per edilizia residenziale sociale, a una politica per il trasporto pubblico ecocompatibile, concorrenziale e alternativo ai mezzi privati. Attuale e da rafforzare la cultura della legalità e anche il controllo degli appalti pubblici”.

#CislEmiliaCentrale: un Patto territoriale per sostenere la nuova coesione sociale a Reggio Emilia2016-02-09T11:10:46+00:00