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DEMOGRAFIA, CISL: “TROPPA PIGRIZIA, MANCA UNA REGIA A REGGIO. E PER L’APPENNINO SERVE UNA ZES”

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L’analisi della leader Papaleo dopo l’inchiesta de Il Resto del Carlino

Reggio Emilia, 19 ottobre 2026 – “Perché siamo seduti su una polveriera? Facciamolo dire ai numeri: nel 2005, a Reggio e provincia, nascevano 5.358 bimbi, lo scorso anno sono stati 3.416, il 36% in meno. Gli ultraottantenni sono quasi 39 mila, undici per ogni bambino nato nel 2025. Gli over 65 sono 124 mila e un precedente scenario regionale ne stimava circa 154 mila nel 2042. Numeri che dovrebbero guidare le scelte, senza trattare la demografia come statistica del giorno dopo”.
Così Rosamaria Papaleo, leader Cisl Emilia Centrale, trae spunto dall’inchiesta del Carlino e rilancia due richieste: una regia permanente sull’impatto demografico e una Zona economica speciale della montagna.

“La demografia è politica industriale, oltre che sociale. Lo ripetiamo da due anni cercando di scalfire la pigrizia istituzionale. Il saldo migratorio sostiene il numero dei residenti, ma non corregge lo squilibrio tra generazioni. Come si programmano, allora, gli investimenti delle imprese senza sapere quanti lavoratori avremo? E ospedali, scuole e trasporti senza sapere dove vivranno giovani e anziani?”, incalza Papaleo. Per questo la Cisl chiede una regia stabile tra istituzioni, imprese, Università e sindacati: “Agite, agiamo. Non per l’ennesimo tavolo rituale, ma per decidere prima che i numeri lo facciano per noi”.

UN VANTAGGIO CHE SI BRUCIA
Tra collina e Appennino i percorsi sono opposti: in dieci anni la popolazione di Vezzano sul Crostolo è cresciuta del 5,3%, quella di Viano del 3,16%, a Casina siamo al 2,41%; Toano perde, invece, il 5,44%, Ventasso il 10,12%. Se ci limitiamo al costo del mattone, per 85 mq, a Toano si possono risparmiare 3.800 euro annui rispetto a Reggio. Ma il vantaggio si brucia in carburante e km su km di viaggio per scuola, lavoro e cure. Questi numeri dicono che il costo della casa spinge famiglie più in periferia, ma l’accesso ai servizi è essenziale. E ci dicono che quella abitativa è un’emergenza provinciale: ecco perché contenere il consumo di suolo è necessario, trasformarlo, invece, in un dogma, che frena nuova edilizia residenziale sociale dove serve, significa alimentare rendite e prezzi fuori controllo.

PERCHÈ UNA ZES
“La Zes porterebbe una fiscalità per compensare gli svantaggi della montagna – osserva Papaleo –: crediti d’imposta anche per investimenti di poche decine di migliaia di euro, sgravi contributivi a chi assume stabilmente, sostegno a chi innova negozi e laboratori, benefici maggiori distribuiti nei Comuni che perdono residenti. La Zes sarebbe un turbo, ancora più se affiancata da incentivi a chi porta qui la residenza. La Regione, del resto, ha proposto una legge sulla fiscalità dell’Appennino, che ora andrebbe raccolta a Roma”.

DIGITALE, MONTAGNA E DEMOGRAFIA
Il futuro demografico deve far rima con digitale: fibra, spazi condivisi e accordi sul lavoro da remoto possono fare dell’Appennino un polo di lavoro qualificato, non solo di seconde case. Allo stesso modo le imprese dovrebbero adottare la bussola demografica, sapendo che “se la popolazione in età lavorativa si restringe, ia e automazione non sono nemici alleati, purché si governino con formazione, contrattazione degli algoritmi e partecipazione ai guadagni di produttività. L’ennesima dimostrazione che il futuro demografico non si subisce: si programma”, conclude Papaleo.

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