“Via Turri e zona Stazione sono cuore caldo di Reggio: al Comune chiediamo un protocollo condiviso affinché torni a battere forte”

Giungere a un protocollo comune per avere nuovi obiettivi e creare una rete tra i diversi enti, associazioni, sindacati e associazioni che operano nella zona. Ne sono conviti i sindacati di Cisl Emilia Centrale, Cgil Reggio Emilia, Uil Modena e Reggio Emilia assieme a 13 associazioni, parrocchie e categorie che già operano in questo cuore caldo e multietnico della città “Via Turri e la Zona Stazione possono avere una nuova vita, rispettosa della comunità locale e dell’integrazione”.  E’ quanto sostengono, rivolgendosi al Sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, i tre sindacati reggiani assieme ad Acc.qua, Anolf, Anteas, Ceis, il Centro mediazione Culturale Reggio, Impossibile Cooperativa di Comunità, Coop la Quercia, Mondinsieme, la Parrocchia San Francesco da Paola-Unità Pastorale san Giovanni Paolo II, Unitre (Università delle Tre Età), Sicet, Sunia e Uniat. (altro…)

“Via Turri e zona Stazione sono cuore caldo di Reggio: al Comune chiediamo un protocollo condiviso affinché torni a battere forte”2019-08-12T06:35:46+00:00

Reggio Emilia: una settimana di incontri internazionali. Il progetto di Iscos ospita in città una ricca delegazione di Bosnia e Serbia, nel segno della pace

Una settimana di nuove iniziative fino al 27 giugno 2019 per rafforzare i legami tra Reggio Emilia e la Bosnia-Erzegovina: prende il via una nuova tranche di appuntamenti e incontri del progetto “Pita e Pasta di Pace”, il percorso che vede protagoniste donne di associazioni e organizzazioni al femminile della Bosnia Erzegovina, promosso dall’Amministrazione comunale di Reggio Emilia e Iscos Emilia-Romagna in collaborazione con la cooperativa sociale Madre Teresa e la Fondazione Mondinsieme, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. Un ponte di pace, dialogo e collaborazione in nome del dialogo interculturale, della coesione e della cooperazione internazionale, che in questi ultimi anni ha portato a realizzare diversi scambi e progetti tra il territorio reggiano e la nazione balcanica.
A partire da 19 giugno e per tutta la prossima settimana Reggio Emilia ospiterà una delegazione composta da diversi rappresentanti di fondazioni, associazioni e organizzazioni della società civile della Bosnia Erzegovina e della Serbia, di cui fanno parte: Selma Hadžihalilović, Denjia Hidić e Jadranka Miličević della Fondazione Cure (Sarajevo), Ifeta Mejremić e Tamara Cvetković,  dell’associazione Jadara (Konjević Polje), Ajna Jusić di ‘Forgotten Children of war’ (Sarajevo), Aiša Smailbegović Hadzihalilović dell’associazione Lotos (Zenica), Elvedina Alić dell’associazione Donne (Konjić) e Staša Zajović delle Donne in Nero (Belgrado).

L’APPUNTAMENTO – Incontri, visite, laboratori e scambi culturali che riguarderanno ambiti diversi, e in particolare il welfare, cultura e diritti umani e che si concluderanno con un momento di restituzione pubblica durante il Mercoledì Rosa del 26 giugno. Incontri, laboratorio gastronomici, street-food, mostre, musica e burattini: saranno questi gli ingredienti delle diverse iniziative in programma lungo via Roma tra piazza Scapinelli e la bio osteria la Gabella di via Roma. Le iniziative delle serata saranno l’occasione per ricordare anche una delle giovani donne protagoniste del progetto di scambio con la Bosnia, Joy, venuta a mancare nel corso degli ultimi mesi. Ad aprire la serata sarà, alle ore 18 e alle 19 in piazza Scapinelli, il Laboratorio di preparazione della Pita aperto al pubblico: un modo divertente per conoscere una delle pietanze bosniache più gustose e mettersi alla prova con la cucina balcanica, apprendendo i segreti di questo piatto direttamente dalle donne delle associazioni bosniache. Sempre in piazza, alle 19.30, prenderà il via lo street food con piatti della tradizione reggiana e bosniaca a supporto dei progetti di cooperazione promossi da Iscos Emilia-Romagna.
Alle 18, alla Ghirba biosteria della Gabella, è invece in programma l’incontro “Balcani: 20 anni di Pace Fredda”, dialogo con Luca Leone (giornalista) e Staša Zajović (Donne in Nero Belgrado). A seguire, alle 19.30, sempre presso la Gabella e nello Spazio Quarantanove di via Roma, inaugurerà la mostra “Uno scorcio di Bosnia” realizzata da Agesci gruppo 4 tra immagini e esperienze.

In serata sono infine in programma due diverse iniziative. Alle 21, al Labart/parco Santa maria, va in scena “Sandrone soldato”, spettacolo di burattini e marionette da tavolo rivolto ad un pubblico di giovani ed adulti sui temi dell’atrocità della guerra, grande affare per pochi e grande tragedia per tutti, e sulla necessità della fratellanza. Alle 22, infe, in piazza Scapinelli, si svolgerà il concerto “Le chemin des femmes e Le core, voci indisciplinate – In memoria di Joy” a cura del coro Le Chemin des Femmes, fondato a Modena nel 2008, composto da donne di diversa provenienza geografica e culturale unite dalla comune passione per il canto e dal desiderio di promuovere la ricerca musicale e la resistenza civile attraverso la voce. La serata sarà introdotta da
Andrea Cortesi, direttore Iscos Emilia-Romagna, e da Lisa Vezzani, vice-presidente  Cooperativa Madre Teresa.
Per iscriversi alle diverse iniziative è possibile contattare iscos.emiliaromagna@cisl.it

GLI INCONTRI – A dare il via al programma degli incontri è stato, oggi pomeriggio, l’incontro di formazione “Attraversare e condividere i percorsi del trauma. Approcci e esperienze in dialogo tra i Balcani e Reggio Emilia”, promosso dai servizi Sociali e Intercultura del Comune, sull’elaborazione di traumi con donne e uomini dei Balcani e di altre parti del mondo, con la partecipazione gli operatori dei Poli Sociali, l’associazione Nondasola, gli operatori dei servizi comunali e gli psicologi dell’accoglienza del sistema Sprar.
Sempre sul tema del welfare e dei servizi, in questi giorni la delegazione proveniente dalla Bosnia-Erzegovina ha in programma diverse visite e incontri con i servizi gestiti dal Comune e con le realtà che operano sul territorio, tra cui il Polo sociale Est, la Polveriera, la Casa delle Donne di Reggio Emilia, il centro famiglie straniere, Casa Sara e la Buona Terra gestiti dalla cooperativa Sociale Madre Teresa, la Filef e la cooperativa sociale Rigenera.
Venerdì 21 giugno la delegazione incontrerà la segreteria della Cisl Emilia Centrale che da diversi anni supporta i progetti promossi dalle associazioni bosniache, mentre sabato 22 giugno, alle ore 9.45, nella Sala Rossa del comune di Reggio Emilia è infine in programma un incontro con le associazioni del Coordinamento per i Diritti Umani, che vedrà tra i relatori esponenti delle associazioni bosniache coinvolte. Nuovo appuntamento infine lunedì 24 giugno, alle ore 18, nello spazio Via Cassoli Uno dove si confronteranno le associazioni giovanili del territorio.

VIA ROMA – Sabato 22 giugno dalle ore 15.30 la delegazione bosniaca sarà ospite del Comitato dei cittadini di Via Roma e della Compagnia Pietribiasi/Tedeschi per Memorie dal Suolo un percorso di visita e incontri tra i luoghi e le residenze di via Roma e dintorni. Il percorso si aprirà dalla Gargotta del Popol Giost, visiterà gli appartamenti di Giuliana e Betta, effettuerà incontri presso l’Ortoparco di Santa Maria, Ghirba biosteria della Gabella, la casa famiglia di via Ferrari Bonini e lo spazio 49.

IL PROGETTO ‘PASTA E PITA DI PACE’ – L’inclusione sociale parte dalla conoscenza dell’altro e dallo scambio culturale di competenze umane e professionali. Mani in Pasta, il progetto femminile di formazione al lavoro per persone in difficoltà promosso dalla cooperativa sociale Madre Teresa, ha risposto all’invito fatto alcuni mesi fa durante una visita a Reggio Emilia dall’associazione Jadar, formata da donne sopravvissute al genocidio di Srebrenica, facendosi portavoce dell’esperienza gastronomica reggiana e aprendosi al territorio bosniaco, per favorire uno sviluppo formativo che parta dall’acquisizione delle principali tecniche di produzione di pasta fresca. Il progetto, unico nel suo genere, vede come partner di azione Iscos Emilia-Romagna, la realtà di cooperazione internazionale promossa dalla Cisl regionale, che da più di quindici anni lavora in Bosnia Erzegovina con organizzazioni della società civile per favorire i diritti umani e sostenere i gruppi marginali e più deboli.
L’obiettivo di questo incontro è quello di coniugare due aspetti differenti ma ugualmente importanti. Il primo è segnato da una visione culturale delle attività, caratterizzata dallo scambio di esperienze, conoscenze e capacità femminili presenti nelle rispettive realtà territoriali. Il secondo aspetto è di carattere più umanitario e riguarda il difficile passato di entrambi i gruppi di donne che si conosceranno personalmente.

Reggio Emilia: una settimana di incontri internazionali. Il progetto di Iscos ospita in città una ricca delegazione di Bosnia e Serbia, nel segno della pace2019-06-21T13:19:59+00:00

La Cisl: “Dopo la crisi Reggio è cambiata. Ecco come”. Dati e analisi

Quale città dopo la crisi? La Cisl Emilia Centrale affronta nei gangli della scuola e del sistema economico produttivo reggiano le criticità lasciate dalla crisi economica 2008 – 2014. Per questo il sindacato reggiano svolgerà il suo consiglio generale del prossimo 9 maggio presso l’aula Magna Istituto d’Istruzione Superiore “L. Nobili” (Via Makallè 10),

“L’alternanza di stagnazione e recessione di questi anni – spiega William Ballotta, segretario generale – e il perdurare della incertezza economica e politica attuale hanno modificato pesantemente il tessuto sociale reggiano che conoscevamo. La Cisl è chiamata a un nuovo ruolo che va oltre le rivendicazioni salariali: mettiamo al centro la persona con i suoi molteplici bisogni. Nell’ottica della coesione sociale riteniamo sia strategica per Reggio un’alleanza tra i diversi soggetti economici e istituzionali per giungere a un vero e proprio patto territoriale”.

Sul piano socioeconomico, allora, come è mutata negli ultimi anni la provincia?

Risponde Andrea Sirianni, segretario Cisl Emilia Centrale: “ad esempio nella vulnerabilità occupazionale che a Reggio Emilia vede la diminuzione del tasso di disoccupazione legata, però, all’aumento di lavori saltuari e all’aumento del 20% dei disoccupati tra i 25 e i 34 anni (tra il 2004 e il 2017, dati Osservatorio Economico). Oppure nell’indebitamento delle famiglie cresciuto da 120 milioni del 2009, ai 380 di due anni fa e, oggi, solo leggermente diminuito. Sul fronte giovani ci preoccupa, la dispersione scolastica (quanti studenti abbandonano la scuola superiore) del 34%  e, parimenti, ci interroghiamo sui nuovi welfare dato che sono in forte aumento le famiglie monopersonali (35% in provincia e 42,2% in città, +1,8% sul 2018): è in atto un cambio strutturale della vita che conoscevamo.”.

Quali le cause?

Risponde Gino Mazzoli, curatore del report sulla Coesione sociale per l’Osservatorio economico, coesione sociale e legalità della Camera di Commercio di Reggio: “La società è mutata. C’è una bulimia di prestazioni che ha messo in crisi la persona, come dimostra l’aumento dell’indebitamento familiare o l’impennata dei servizi sociosanitari (da 1000 del 2001 a 17.000 del 2019) e l’esplosione dei servizi sanitari psichiatrici (ventuplicati quelli pubblici in meno di 30 anni, da 500 del 1990 a 9000 nel 2018). Oggi la comunità deve ricostruire reti e forme di scambio: il welfare, e il nuovo ruolo dei sindacati ad esempio nell’intercettare i nuovi disagi, può essere decisivo, molto più di una mera distribuzione di soldi. Un esempio? Siamo la provincia che ha il miglior tasso di acquisizione di nuovi cittadini ‘stranieri’ divenuti italiani: si chiama integrazione e welfare”.

La Cisl: “Dopo la crisi Reggio è cambiata. Ecco come”. Dati e analisi2019-05-07T13:20:59+00:00

Del Fabbro (Cisl): “Reggio Emilia non sia la capitale delle morti bianche. Occorre l’impegno di tutti”

Morti sul lavoro. “Reggio Emilia non può essere la capitale delle morti bianche. Sono troppi, nella nostra provincia, 6 morti sul lavoro da inizio anno. Anche uno solo avrebbe dovuto interrogarci. Dobbiamo ripartire da una riflessione a più voci, tra tutti i soggetti coinvolti (datori di lavoro, sindacati, Inail, lavoratori)”, parole di Michele Del Fabbro, segretario Cisl Emilia Centrale, con delega alla sicurezza sul lavoro, che così commenta la relazione annuale del 2015 presentata dall’Inail. Da essa scaturisce un dato preoccupante : i morti per infortunio sul lavoro sono aumentati rispetto al 2014 del 2% raggiungendo, in Italia, la cifra di 1246 morti nel 2015. E Reggio Emilia, con 6 decessi al pari di Forlì Cesena, ha la maglia nera su base regionale; a Modena sono 3 gli infortuni mortali da inizio anno.

Michele Del Fabbro

Michele Del Fabbro

“Questo e un numero drammatico perché nella nostra regione troppe persone muoiono ogni giorno a causa di incidenti sul lavoro – commenta Del Fabbro – , a vent’ anni dall’introduzione in Italia delle direttive europee in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro. E’ ormai inaccettabile che ogni anno alla presentazione dei dati da parte dell’Inail si ripresentino sempre situazioni inalterate”.

Preoccupazione della Cisl Emilia Centrale anche per i dati sui morti a seguito di malattie professionali “che a Reggio Emilia e Modena in un passato più lontano avevano il nome di silicosi, oggi sono mesoteliomi e carcinomi. Nel 2015 su base nazionale si è raggiunta la cifra di 1462 decessi, con un’incidenza dei morti vittime dell’amianto pari al 33% della cifra complessiva”.

Ancora: “L’aumento delle denunce di malattia professionale (tra cui anche le nuove patologie osteo-articolari tipiche di lavori sedentari o le malattia di natura psico-sociale come depressione e burnout), mettono la regione Emilia–Romagna al primo posto in questa non invidiabile classifica. E’ del tuto evidente che vi siano ancora molte azioni da mettere in campo sul piano della sicurezza e sulla prevenzione da attuarsi sui luoghi di lavoro. Il sindacato e la Cisl – afferma il sindacalista – in primis deve ridefinire il proprio ruolo di rappresentanza del lavoro su queste materie”.

“Sollecitiamo – conclude Del Fabbro – anche l’Inail ad attuare strategie di promozione della partecipazione dei lavoratori e il miglioramento delle relazioni industriali sui temi della salute e sicurezza sui posti di lavoro in attuazione del diritto al lavoro e alla salute che deve essere garantito in applicazione della Costituzione Italiana e delle normative europee”.

Del Fabbro (Cisl): “Reggio Emilia non sia la capitale delle morti bianche. Occorre l’impegno di tutti”2016-06-29T07:57:24+00:00

Ballotta (Cisl): con il patto provinciale per il lavoro Reggio Emilia può tornare a crescere

Un patto territoriale per il lavoro è quanto propone la Cisl Emilia Centrale. “Lottiamo tutti insieme per creare nuovi posti di lavoro a Reggio Emilia, le potenzialità ci sono” è quanto dichiara William Ballotta segretario generale della Cisl Emilia Centrale che, anche per questo, invita la collettività reggiana a valutare questa proposta.

“A quasi un anno dall’approvazione del Patto per il lavoro in Regione Emilia Romagna – afferma il segretario dei cislini – è giunto il momento della sua declinazione sul territorio reggiano per conseguire gli obiettivi che ci siamo dati con l’ente regionale. Proprio per perseguire questa finalità anche a Reggio chiediamo in primis alla Provincia ed al Comune di attivarsi come ‘registi’ e convocare un ‘Tavolo provinciale per il lavoro’ che coinvolga tutta la società reggiana in uno sforzo di condivisione di idee e responsabilità. A disposizione per i prossimi 5 anni ci sono 15 miliardi di euro”. William Ballotta (Custom)

Per definire cosa?

“Le prossime dinamiche in fatto di territorio – risponde il segretario – diritti, competenze, innovazione, legalità, welfare. Il Patto regionale è sottoscritto tra istituzioni locali, Università, le parti sociali datoriali e sindacali e il forum del terzo settore. Esso prevede l’impegno a collaborare per realizzare le linee strategiche capaci di generare sviluppo e una nuova coesione sociale. Su base regionale parliamo di 120 mila posti di lavoro e portare la disoccupazione al 4,5% dimezzandola”.

Da quali settori ripartire?

“Certamente dal manifatturiero, aggiunge Andrea Sirianni, segretario con delega alle politiche per l’industria, innovazione e welfare – perché continua a dare uno straordinario contributo al Pil (il 25%), perché vale sino all’80% dell’export (al pari dei lander tedeschi) e perché il tasso di occupazione in questo settore è di 10 punti sopra il dato medio del 55%. Se dopo la crisi una serie di imprese leader ha innovato e cambiato gli stessi distretti, ora resta il problema delle dimensioni troppo contenute delle aziende. La crisi ha picchiato duro, ma abbiamo retto e confermato i ruoli leader dei distretti a specializzazione meccanica di Guastalla e di Reggio del distretto lattiero caseario assieme a quello dei salumi, oltre che dell’industria ceramica”.

“Reggio Emilia è un territorio di grandi potenzialità – continua Sirianni – e deve ora fare proprio il documento regionale per lo sviluppo, forte delle proprie specificità. L’invito è al confronto e a declinare i primi tavoli di lavoro, anche sul tema del welfare che è uno straordinario investimento sulla coesione sociale della comunità, ma anche economico perché genera posti di lavoro. E’ il caso, ad esempio, del welfare generativo o di comunità che attiva tutte le forze presenti sul territorio per creare un nuovo benessere collettivo. L’opportunità è anche quella di mettere a valore i 20 distretti reggiano-modenesi che, da soli, valgono oltre il 55% del Pil regionale, pari a 11 miliardi di euro”. Andrea Sirianni

“Per la Cisl Emilia Centrale – riprende Ballotta – è obbligatorio aggredire il blocco della disoccupazione presente su Reggio: eccessiva la presenza di quasi oltre 30.000 disoccupati, pari al 5,4% della forza lavoro, con punte del 33% tra i giovani. Le possibilità ci sono se si osserva la trasformazione nel mondo del lavoro che richiede nuove professionalità della nuova industria. Il tema della formazione, dell’individuazione di nuovi tecnopoli e distretti, della contrattazione aziendale”. Fondamentale è poi il rinnovo dei contratti scaduti che darebbero respiro alla domanda interna e ai consumi.

Quindi l’appello della Cisl è anche ai Comuni “ai quali chiediamo – conclude il segretario generale – di allargare la contrattazione sociale per poterci confrontare insieme in maniera costruttiva  sul futuro del nostro territorio e della nostra comunità.

Ballotta (Cisl): con il patto provinciale per il lavoro Reggio Emilia può tornare a crescere2016-06-03T13:28:47+00:00

#CislEmiliaCentrale: un Patto territoriale per sostenere la nuova coesione sociale a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – “Le mutate condizioni del lavoro a Reggio Emilia dovranno portare a una rinnovata coesione sociale. Per questo proponiamo un Patto territoriale, sul fronte del lavoro e della coesione sociale, per far fronte a esigenze di persone e famiglie fortemente mutate (in consistenza e bisogni) durante i 7 anni della crisi. Anni nei quali abbiamo assistito alla perdita di 7.000 posti di lavoro, pari alla forza occupazionale di un intero Comune reggiano di media-grande dimensione”. E’ quanto ha dichiarato la segreteria della Cisl Emilia Centrale svolta a Reggio presentando il “1° Report Lavoro & Coesione sociale 2016”.

Cisl Emilia Centrale

William Ballotta e Margherita Salvioli Mariani

Diversi gli strumenti funzionali a occupazione e coesione sociale proposti da William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale, Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta, assieme ai segretari Domenico Chiatto, Andrea Sirianni e Michele Del Fabbro. Per i segretari per tenere assieme la crescita complessiva del territorio (sviluppo economico e coesione sociale) “prioritario è il rilancio del ruolo del manifatturiero, lo sviluppo della contrattazione di secondo livello (aziendale e/o territoriale). Anche per Reggio Emilia è possibile tradurre sul territorio reggiano il Patto regionale per il Lavoro, con particolare attenzione alle caratteristiche dei singoli distretti produttivi”.
Anche nel reggiano la Cisl Emilia Centrale richiede la programmare interventi per la riqualificazione del patrimonio edilizio, di “potenziare la formazione professionale e riconversione dei lavoratori, ma anche un piano infrastrutturale per mettere a valore l’Alta Velocità ferroviaria”.
Tutto questo, secondo i segretari, deve scaturire da un percorso partecipato verso un Patto sociale per Reggio Emilia. In esso potranno trovare risposta la riorganizzazione della pubblica amministrazione, la riduzione degli sprechi, la semplificazione delle procedure amministrative. All’orizzonte anche il tema della fusione tra Comuni (così come avviato dal Comune del Ventasso da inizio anno), oltre al welfare dei servizi rilanciare del welfare di relazione con tavoli di co-progettazione (es: portierato sociale, infermiere di comunità). Sì anche a un piano per edilizia residenziale sociale, a una politica per il trasporto pubblico ecocompatibile, concorrenziale e alternativo ai mezzi privati. Attuale e da rafforzare la cultura della legalità e anche il controllo degli appalti pubblici”.

#CislEmiliaCentrale: un Patto territoriale per sostenere la nuova coesione sociale a Reggio Emilia2016-02-09T11:10:46+00:00