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FERIE NON PAGATE AI PRECARI: LA CISL SCUOLA BATTE IL MINISTERO

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A Modena una docente ottiene oltre 2.100 euro per quasi 34 giorni di ferie residue.
Randazzo: “Un precedente che mettiamo al servizio di tutti i docenti. Difendete i vostri diritti”

Modena, 21 ottobre 2026 – Per quattro anni una docente precaria modenese aveva lavorato da supplente, con contratti fino al 30 giugno. Ma per farsi pagare le ferie arretrate ha dovuto fare causa al Ministero, sostenuta dalla Cisl Scuola Emilia Centrale. E ora ha vinto: il Tribunale del lavoro di Modena le ha riconosciuto 2.134,91 euro, oltre agli interessi, per quasi 34 giorni di ferie residue, dopo aver già sottratto dal conteggio i giorni delle pause scolastiche di Natale e Pasqua.

“Quando finisce una supplenza, cifre come questa fanno la differenza nel bilancio di una famiglia – sottolinea Carmelo Randazzo, segretario generale della Cisl Scuola Emilia Centrale –. Sono soldi guadagnati lavorando, che possono servire per un affitto o una bolletta mentre si aspetta la nomina successiva. Allo Stato chiediamo, a maggior ragione, la stessa serietà che pretende ogni giorno da chi entra in classe”.

La docente modenese, assistita dall’avvocata Veronica Pepoli, ha fatto valere le proprie ragioni sugli anni scolastici dal 2016/2017 al 2019/2020. Il giudice Andrea Marangoni, con la sentenza 920/2026 pubblicata il 17 settembre, ha applicato un principio fissato dalla Cassazione. Il Ministero ora dovrà sostenere anche le spese di causa.

LO SCONTRO LEGALE
Il Ministero si era però opposto al pagamento, sostenendo che la docente avesse già potuto consumare le ferie nei giorni senza lezioni. Un ragionamento che mette insieme le pause durante l’anno e le settimane dopo l’ultima campanella di giugno, fino alla scadenza dell’incarico. Il giudice, invece, ha separato le due situazioni. Un esempio semplice aiuta a capire. Un insegnante ha maturato 24 giorni di ferie e non li ha utilizzati. Nel conto finale se ne tolgono 12 per le pause durante l’anno, come quelle collegate a Natale e Pasqua: la sottrazione scatta anche senza una domanda di ferie. Ne restano 12. Ma se la scuola considera ferie già fatte anche altri 12 giorni di giugno, dopo l’ultima lezione, il conto scende a zero e il supplente non riceve nulla.

Chi lavora a scuola lo sa: dopo l’ultima campanella restano scrutini, esami e altri impegni. A giugno il docente è ancora a disposizione e non può decidere liberamente come usare il proprio tempo. Il dirigente deve consentirgli di prendere ferie e avvertirlo che, se non le utilizzerà, perderà il pagamento. Senza questo passaggio, i giorni di giugno non possono essere sottratti automaticamente. Nell’esempio, i 12 rimasti vanno pagati alla fine del contratto.

DA MODENA AL RESTO D’ITALIA
Una storia che rivela, ancora una volta, l’importanza di un lavoro stabile. Un docente di ruolo resta assunto durante l’estate e può programmare le ferie. Per chi termina la supplenza il 30 giugno, invece, il contratto non copre luglio e agosto: rinviare il riposo a quei mesi significa rinviarlo oltre la fine dell’incarico. Un metro che vale per i docenti ma anche per tutto il personale Ata, tra l’altro.

“Da Modena portiamo una vittoria che diventa un precedente importante, al servizio dei docenti precari e del personale Ata nelle stesse condizioni – conclude Randazzo –. Invitiamo chi ha avuto incarichi al 30 giugno a verificare con la Cisl Scuola i propri contratti e i conteggi delle ferie. Il nostro impegno è aiutare ciascuno a capire se gli spettano somme che non ha ricevuto e come recuperarle. Intanto, il Ministero dia indicazioni alle scuole per controllare i conteggi e pagare il dovuto, senza aspettare che ogni insegnante debba avviare una nuova causa”.

 

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