QUATTRO ANNI DI RESISTENZA UCRAINA. IL DISCORSO NELLE PIAZZE DI MODENA E REGGIO EMILIA DELLA SEGRETARIA GENERALE ROSAMARIA PAPALEO

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24.02.2022 – 24.02.2026


Care comunità ucraine di Modena e di Reggio, care amiche e cari amici,

grazie di averci invitati nelle piazze di questi giorni. Grazie di averci dato la possibilità di stare insieme, stasera in piazza a Modena, domenica scorsa a Reggio.
Città che sanno cosa vuol dire resistere. Che nel loro DNA portano il coraggio di chi ha detto no a un occupante, di chi ha scelto la libertà quando la libertà costava tutto.

Oggi sono quattro anni. Quattro anni da quella notte del 24 febbraio 2022, quando il mondo si svegliò con le immagini dei carri armati russi che entravano in territorio ucraino. Quattro anni di bombe sulle città, di famiglie separate, di bambini strappati alle loro case, di madri che aspettano notizie che non arrivano, di uomini e donne che ogni giorno scelgono di difendere la loro terra, la loro dignità, la loro libertà.

Quattro anni. E noi siamo qui, in piazza, perché non ci siamo dimenticati. E non ci dimenticheremo.

Permettetemi di partire da dove parto sempre: dal lavoro.

Il lavoro è uno dei diritti più universali che esistano. Non conosce frontiere, non parla una sola lingua, non appartiene a un solo popolo. Il lavoro è il luogo dove gli esseri umani si incontrano, dove costruiscono qualcosa insieme, dove stringono patti che resistono anche quando tutto il resto crolla.

È per questo che la CISL ha sempre saputo riconoscere, nella lotta dei lavoratori, qualcosa che va oltre la vertenza sindacale. È una lotta per la dignità. È una lotta per la libertà.

Lo abbiamo capito negli anni Ottanta, quando la CISL fu protagonista nel sostenere Solidarność, il sindacato polacco che sfidava la dittatura comunista. Ricordo quelle immagini: i cancelli dei cantieri di Danzica, le facce stanche e determinate di uomini e donne che rivendicavano il diritto a esistere come persone libere. La CISL non rimase a guardare. Scelse da che parte stare, con chiarezza, con coraggio, senza ambiguità.

Oggi, con la stessa passione, con lo stesso spirito, la CISL sta con l’Ucraina. Con il cuore. Con l’impegno concreto. Senza se e senza ma.

 

Perché quello che sta accadendo in Ucraina non è lontano da noi. Non è una guerra “degli altri”. Non è una questione geopolitica astratta da commentare nei talk show.

È la storia di un popolo che ha scelto la libertà e che sta pagando quella scelta con il sangue.

Ricordo piazza Maidan.  Ricordo quella piazza piena, quei giovani con le bandiere dell’Unione Europea alzate al cielo, nel freddo di Kyiv, nell’inverno del 2014. 

 Erano ragazzi e ragazze che sognavano un futuro diverso. Che sceglievano l’Europa non perché glielo diceva qualcuno, ma perché la sentivano come casa. Come orizzonte. Come promessa di dignità e democrazia.

Quella scelta l’hanno fatta con un coraggio che ancora oggi mi commuove. E Putin non gliel’ha perdonata. Perché la libertà spaventa i regimi. La libertà è la cosa di cui i dittatori hanno più paura.

Lo vediamo in Ucraina. Lo vediamo in Iran, dove le donne scendono in piazza e rischiano la vita per togliersi un velo. Lo vediamo in Bielorussia, dove Lukashenko reprime nel sangue ogni dissenso. Lo vediamo in Georgia, dove i giovani manifestano con le bandiere europee e vengono picchiati nelle strade.

A tutti loro voglio dire una cosa, con tutta la forza che ho: non siete soli. Non possiamo lasciarvi soli. Non lo permetteremo.

E all’Ucraina voglio dire una cosa che sento vera, che sento giusta, che voglio gridare da questa piazza:

Ucraina, sei Europa!

Sei Europa nel coraggio dei tuoi difensori al fronte. Sei Europa nella resistenza delle tue donne. Sei Europa nella determinazione dei tuoi anziani che non fuggono, nel pianto dei tuoi bambini rapiti che non meritano questa guerra, nella dignità silenziosa di chi ha perso tutto e non si è arreso.

Ucraina sei Europa. E l’Europa deve meritarsi te.

 

Nulla, oggi, è più profondamente, più orgogliosamente europeo di un popolo che lotta per la sua libertà e che, al tempo stesso, fa da scudo alle nostre democrazie. Ogni giorno che gli ucraini resistono, difendono anche noi. Difendono il principio che un confine non si cambia con le armi. Che una nazione non si invade. Che la sovranità di un popolo non è negoziabile.

Dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente, senza giri di parole: sostenere l’Ucraina non è una scelta di guerra. È la più coraggiosa, la più concreta scelta di pace che possiamo fare oggi. Perché la pace vera non si costruisce sulla resa. Non si costruisce sul furto. Non si costruisce sulla violenza spacciata per trattativa.

Abbiamo già visto cosa succede quando si cede all’aggressore credendo di comprare la pace. L’Europa lo ha pagato carissimo. Ha spalancato le porte alla Seconda Guerra Mondiale. E non possiamo permetterci di dimenticarlo, proprio ora che la storia ci chiama di nuovo a scegliere.

Chiedere all’Ucraina di fermarsi, di rinunciare alla sua terra, di accettare come compiuto ciò che è stato rubato con la violenza — fingere di chiamare pace quello che è aggressione, crimine, occupazione — è una vergogna.

E permettetemi di dire qualcosa anche sulla verità. Perché la prima condizione per stare dalla parte giusta è avere il coraggio di riconoscere la verità, anche quando fa male.

L’Italia e gli italiani non sono la propaganda filorussa che circola sui social. Non sono le dichiarazioni di chi un giorno vola a Mosca ad applaudire Putin e il giorno dopo viene in televisione a raccontare la bugia della Crimea che “è sempre stata russa”. Quella non è un’opinione. È una menzogna. Ed è una menzogna che fa male, che uccide, perché alimenta la macchina della guerra di chi ha aggredito.

Ma l’Italia è anche un paese dove la propaganda russa lavora duramente. Dobbiamo saperlo. Dobbiamo essere vigili. Dobbiamo rifiutare quella logica perversa che mette sullo stesso piano chi aggredisce e chi è stato aggredito, come se ci fosse una qualche simmetria morale tra il carnefice e la vittima. Non c’è. Non può esserci.

 

Abbiamo anche un grave problema etico in Occidente, che dobbiamo avere la forza di guardare in faccia. Le opportunità di business, gli interessi economici, i calcoli di convenienza premono perché l’Ucraina si fermi. E questo produce cose vergognose.

È stato vergognoso quello che è accaduto alle Olimpiadi, quando a un atleta ucraino è stato negato il diritto di gareggiare con un casco che onorava i suoi colleghi caduti a causa dei russi. La più grande competizione sportiva del mondo si è nascosta dietro a un regolamento per mettere, ancora una volta, aggrediti e aggressori sullo stesso piano. Non è neutralità. È complicità.

Sappiate che l’Italia, in quasi quattro anni, ha contribuito agli aiuti militari all’Ucraina con circa 28 euro a persona. Ventotto euro a testa. Meno di una cena fuori. Meno di un pieno di benzina. Per difendere la libertà di un popolo e, con essa, la nostra.

Non è abbastanza. Dobbiamo fare di più. Come paese, come Europa, come comunità di democrazie che credono in ciò che dicono di credere.

Quella del popolo ucraino è la nuova Resistenza.

Lo abbiamo detto a Reggio domenica scorsa. E lo diciamo qui, da Modena, non a caso. Queste città sanno cosa significa resistere. Queste città conoscono il prezzo della libertà. Qui c’è chi ha combattuto contro un occupante, chi ha rischiato la vita perché non era disposto a chinare la testa, chi ha capito che ci sono momenti nella storia in cui bisogna scegliere, e scegliere bene, e scegliere in fretta.

Ecco perché siamo qui. Perché Reggio e Modena riconoscono il coraggio quando lo vedono. E lo vedono nell’Ucraina di oggi.

Care amiche e cari amici ucraini,

voglio chiudere guardandovi negli occhi.

Voi siete qui, in Italia, lontani da casa vostra. Alcune di voi aspettano notizie di mariti, fratelli, padri che non sanno se torneranno. Alcune hanno attraversato i confini con i figli in braccio e una valigia in mano. Alcune lavorano qui, contribuiscono a questa comunità, mandano i soldi a casa e tengono insieme famiglie spezzate da un confine che non avrebbero mai voluto attraversare.

Noi vi vediamo. Vi rispettiamo. Vi siamo vicini.

E sappiamo che la vostra lotta non è solo la vostra. È la nostra. È la lotta di chiunque creda che gli esseri umani abbiano il diritto di vivere liberi, di scegliere il proprio futuro, di non vedersi portare via la propria terra con la forza delle armi.

Il sindacato esiste per questo. Per costruire ponti tra le persone al di là di ogni confine. Per dire che un lavoratore ucraino ha la stessa dignità di un lavoratore italiano. Che una donna che fugge dalla guerra merita lo stesso rispetto di una che non ha dovuto farlo. Che la solidarietà non è una parola vuota: è un impegno concreto, quotidiano, che si rinnova ogni giorno.

E in nome di questa solidarietà, Cisl Emilia Centrale è sempre stata, è e sarà al vostro fianco. Senza mai scambiare la pace che vogliamo con una resa. E con l’impegno tangibile di proteggervi: il nostro sindacato ha realizzato una raccolta fondi qui su Reggio e Modena che, in accordo con la vostra comunità, verseremo alla campagna nazionale per l’acquisto di quei generatori così indispensabili per sopravvivere ai danni delle bombe russe contro la popolazione civile. 

Abbiamo imparato dalla storia che il silenzio è sempre dalla parte di chi opprime.

Noi non siamo silenziosi.

Siamo qui, in piazza, il 24 febbraio 2026, a dire con voce chiara e ferma:

Crediamo nella libertà dell’Ucraina.

Crediamo nel diritto del popolo ucraino a scegliere il proprio futuro.

Crediamo che l’Europa abbia il dovere di essere all’altezza di chi l’ha scelta con così tanto coraggio.

E crediamo che un giorno — presto, speriamo presto — le bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea sventoleranno insieme su un paese libero, ricostruito, in pace. Una pace vera. Una pace giusta. Una pace conquistata, non subita.

Quel giorno festeggeremo insieme.

Fino ad allora, restiamo qui. Accanto a voi.

Slava Ukraini.

 

Rosamaria Papaleo
Segretaria Generale Cisl Emilia Centrale

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