QUESTIONE RIDER: MANCA EQUITÀ DEI SALARI E I DATI STRATEGICI PRODOTTI NON VENGONO PAGATI. VINCERE QUESTA SFIDA È ESSENZIALE

|

5.03.2026 – 5.03.2026

“La questione rider è tre volte importante: per l’equità dei salari che manca; per i dati strategici prodotti e non pagati; per il confronto tra l’algoritmo che pianifica il business e il sindacato che contratta. Vincere questa sfida è essenziale”.

Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, a “La Gazzetta di Modena” in merito ai lavoratori del food delivery, e più in generale del lavoro su piattaforma che coinvolge più di un milione di persone.

In alcuni contesti e piattaforme, la remunerazione può scendere anche sotto i 4 euro lordi a consegna. In quella cifra c’è tutto: attesa al ristorante, chilometri, traffico, usura del mezzo, carburante, assicurazione. Sottraiamo i costi, sottraiamo i contributi. Il netto è poco, spesso non dignitoso. Garantire salario equo, sicurezza (incluso il contrasto all’illegalità), tutela della salute, non sono opzionali, ma elementi essenziali di qualsiasi rapporto di lavoro, anche nella flessibilità. Cisl, Felsa Cisl e Fit Cisl lo hanno detto forte e chiaro anche a livello nazionale.

“Una prima risposta è possibile: si chiama Direttiva UE 2024/2831 (Platform Work Directive) approvata dal Parlamento europeo nell’aprile 2024 e adottata in ottobre. Una norma rivoluzionaria, frutto di tre anni di battaglia contro il lobbying delle piattaforme. L’Italia deve recepirla entro il 2 dicembre 2026. Non è un orizzonte lontano: è adesso”, spiega Papaleo.

Il cuore della direttiva introduce la presunzione legale di subordinazione. Chi lavora sotto il controllo di un algoritmo che decide turni, punteggi e sopravvivenza lavorativa è un lavoratore dipendente, non un libero professionista. L’onere della prova si capovolge: sarà la piattaforma a dover dimostrare l’autonomia reale del rider. E’ un colpo durissimo al falso lavoro autonomo, e una svolta di chiarezza: permetterà ad ognuno di scegliere se voler intraprendere un percorso da lavoro dipendente o da autonomo.

“Attenzione, però, all’ingiustizia più grande che spesso sfugge: mentre un rider pedala produce dati vitali per il business delle piattaforme. Geolocalizzazione continua/frequente durante l’attività, tempi reali, comportamenti, traffico, preferenze di consumo per zona e fascia oraria. Questi dati sono vitali per le piattaforme ma ai rider non torna nulla. Zero”, prosegue Papaleo.

Ci sono dati di valore immediato, stimati tra 150-300 euro al mese: ottimizzazione routing (ogni consegna insegna all’algoritmo il percorso più veloce, quando, con quale traffico), pricing dinamico (i dati dicono quali zone hanno più domanda, quanto tempo serve, se c’è maltempo, così l’algoritmo decide quanto offrirti), gestione operativa (l’app sa quanti rider sono online, dove, quanto veloci, organizzando senza sprechi).

E poi ci sono i dati strategici nel lungo periodo. I dati costruiscono dataset proprietari che nessun competitor può replicare, forniscono analytics ai ristoranti: quali piatti funzionano, dove, quando. Determinano la valutazione finanziaria: le piattaforme valgono miliardi per la qualità dei dati. Addestrano machine learning per servizi futuri. Tutto estratto gratuitamente dal lavoro quotidiano dei rider.

“Capite che circa 200 euro mensili, sono il 15-17% su una busta paga di 1.200-1.400 euro. Allora: proteggere dignità, sicurezza e retribuzione dei rider è il prologo della grande sfida tra contrattazione e algoritmo, che segnerà sempre di più la nostra economia. Quindi, il contratto collettivo deve negoziare il valore dei dati. Non per bloccare l’innovazione, ma per governarla, aprendo alla partecipazione dei lavoratori”.

Condividi questo articolo



CISL Emilia Centrale © Copyright 2014 - 2022

cislemiliacentrale.it
ust.emiliacentrale@cisl.it

Modena

Indirizzo: via Emilia Ovest 101, Modena
Tel: 059 890811 

Reggio Emila

Indirizzo: via Turri 69, Reggio Emilia
Tel: 0522 357411

Cerca nel sito
Convenzioni