Sono passati 75 anni da quel 9 gennaio 1950 quando, durante lo sciopero generale proclamato dalla Camera confederale del Lavoro per chiedere la riapertura delle Fonderie, contro la serrata e i licenziamenti massicci decisi dalla direzione, la polizia aprì il fuoco sui manifestanti, uccidendo sei operai e ferendo oltre 200 lavoratori.
Per ricordare Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti, che persero la vita, stamane, nel giorno dell’anniversario, Modena si è ritrovata ancora una volta radunata davanti al cippo ai Caduti Ex Fonderie.
Qui il sindaco Massimo Mezzetti, il presidente della Provincia Fabio Braglia e i segretari di Modena Cgil, Cisl Emilia Centrale e Uil – Daniele Dieci, Domenico Chiatto e Roberto Rinaldi – hanno deposto una corona di alloro.
I fatti del 9 gennaio 1950 per la loro drammaticità segnano il culmine di un clima conflittuale nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in provincia di Modena e in tutto il paese nel primo decennio del dopoguerra.
L’eccidio dei 6 lavoratori e il ferimento di altri 200 (molti dei quali per paura di essere fermati non si presentarono agli ospedali) segna la sproporzione tra la brutale repressione e la richiesta di libertà e democrazia avanzata a gran voce dalle lavoratrici e dai lavoratori modenesi.
Anche con il sacrificio di quelle vite umane e con quella dura stagione di lotte per i diritti, si avviò il difficile cammino della costruzione della democrazia industriale e del civile convivere democratico nella nostra provincia.