“ORDINANZA UTILE, MA NON RISOLVE LA PIAGA DELL’INSICUREZZA. MANCA UN CONFRONTO CON LA CITTÀ PER UN PIANO D’AZIONE CONDIVISO”

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La riflessione della leader Cisl Papaleo dopo il nuovo provvedimento del Comune

Reggio Emilia, 29 luglio 2026 – “È un’ordinanza utile per colpire il consumo di alcol, che innesca degrado e insicurezza. Ma un atto che dura un mese non è una strategia e non risponde al dramma delle zone franche della suburra: garage, scantinati e luoghi di miseria e spaccio dove pochi giorni fa ha trovato la morte una donna. Non sono luoghi inediti, ma piaghe raccontate da anni dai cittadini, da giornali e telegiornali”.

Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, commenta l’ordinanza del sindaco Marco Massari. E lo fa dal cuore di via Turri, dove il sindacato ha il suo quartier generale e dove “non basta sommare divieti: occorre dire dove vogliamo portare la zona stazione tra sei mesi, un anno, due anni e con quali strumenti. Non è populismo. È voglia di un riscatto che non vediamo”.

È innegabile che, anche grazie alla spinta della Prefettura, si avverta un’intensificazione dell’azione sulla sicurezza. “Ma l’ultima tragedia conferma l’urgenza di capire se esista un Progetto Stazione condiviso con la città, con fasi, obiettivi chiari, responsabilità definite e risultati spiegati alla popolazione. Altrimenti continueremo a scoprire sui giornali il provvedimento del momento e a ritrovarci daccapo dopo qualche settimana”.

La Cisl riconosce la buona impostazione dell’ordinanza, che ricalca provvedimenti adottati in molte città. Tanto da chiedersi “perché sia servito così tanto tempo per mettere a terra una soluzione collaudata. Resta l’impressione di un’Amministrazione che fatica a misurarsi fino in fondo con la sicurezza, diritto sociale fortissimo per chi non può cambiare quartiere o pagarsi protezioni private”.

Il sindacato ribadisce l’urgenza di un piano strutturale e condiviso, ricordando di essere stato l’unico a sostenere il Comune quando venne istituita la zona rossa. Misura che, nonostante circa 200 ordini di allontanamento secondo la Prefettura, non fu prorogata lo scorso autunno, senza confronto pubblico.

RICONOSCERE L’EMERGENZA
“La complessità della zona stazione, allora, attribuisce a Reggio il diritto-dovere di costruire una Carta per Reggio Sicura – prosegue Papaleo –. Non servono soluzioni impossibili, ma la capacità di mettere a sintesi ciò che funziona altrove e di chiedere al Governo gli strumenti che mancano. Significa riconoscere che a Reggio esiste un’emergenza e uscire dall’avvitamento per cui tutto si riduce alla richiesta di più forze dell’ordine, che non arriveranno nei numeri attesi e potrebbero occuparsi solo di un segmento del progetto sicurezza”.

Le esperienze italiane, intanto, mostrano gli esempi di  Firenze che ha costruito una Polizia di quartiere con agenti riconoscibili e pattuglie a piedi; di Milano che ha concentrato i servizi su micro-zone; di Venezia, con il programma Oculus, che ha affidato alla Polizia locale mappatura e bonifica degli immobili abbandonati, chiudendo gli accessi dopo gli sgomberi. A Bologna i controlli sono entrati anche in corti, cantine e garage, con unità cinofile del Reparto Sicurezza urbana-Antidegrado.

Esperienze che valorizzano la Polizia locale. Sono replicabili a Reggio?

“Non chiediamo copie con la carta carbone. Chiediamo di discuterne insieme, ascoltando prima di tutto il Corpo e il suo Comandante che si sta dimostrando ufficiale capce, verificando la fattibilità di un progetto speciale, con protezioni, garanzie e remunerazioni adeguate. Per avere operatori assegnati stabilmente alla zona, tutela per i proprietari che hanno paura di entrare nei propri garage, unità dedicate agli immobili del degrado e un presidio integrato e interforze. È una proposta all’Amministrazione, perché viviamo e lavoriamo in zona stazione e sappiamo che il degrado non è un destino. Quel quadrante deve diventare un’opportunità di riscatto”, chiosa Papaleo.

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