Cisl Scuola passa ai raggi x la circolare Valditara. A Reggio una classe su cinque è già in deroga
“Non si governa la scuola spostando bambini e percentuali”
Reggio Emilia, 11 agosto 2026 – La linea rilanciata dal ministro Giuseppe Valditara è chiara: nelle singole classi gli alunni con cittadinanza non italiana non dovrebbero superare, di norma, il 30% degli iscritti. Dove la soglia viene superata, le scuole devono distribuire le iscrizioni tra classi e istituti, salvo deroghe motivate. L’obiettivo è evitare concentrazioni che possano ostacolare l’inclusione.
A Reggio, però, la regola si scontra con concentrazioni ormai strutturali.
“È qui che una regola apparentemente semplice rischia di trasformarsi in un gioco di prestigio: per rispettare una percentuale si finisce per dover spostare iscrizioni, ridisegnare bacini e, nei casi estremi, chiedere a bambini e famiglie di cercare posto altrove”, osserva Ciro Fiore, segretario generale aggiunto della Cisl Scuola Emilia Centrale, segnalando che, dove interi istituti e comuni sono già oltre soglia, spesso non esistono abbastanza classi sotto il 30% nelle quali redistribuire gli studenti.
Nel 2024/25 a Reggio Emilia erano in deroga 623 sezioni e classi statali su 2.951: il 21,1%, più di una su cinque, contro il 18,3% dell’anno precedente. Prova lampante di un trend in costante crescita. All’infanzia erano il 37,5%, alla primaria il 28,5%, alle medie il 20,2%, alle superiori l’11,4%.
I numeri dell’Annuario della scuola reggiana 2025/26 spiegano bene il perché. Nelle statali della provincia gli alunni con cittadinanza non italiana sono 12.003 su 60.292, il 19,9%. Ma 8.020, il 66,8%, sono nati in Italia. All’infanzia sono il 27,9%, e l’81,3% è nato qui; alla primaria il 23,8%, con il 72,1% nato in Italia; alle medie il 22,1%; alle superiori il 13,9%.
“Molti ragazzi che il conteggio considera stranieri sono nati qui, parlano italiano e frequentano da anni le nostre scuole. Il bisogno educativo non può essere misurato soltanto dal passaporto. È qui che la discussione deve diventare concreta – continua Fiore –. Davvero possiamo immaginare di spostare bambini e ragazzi da una scuola all’altra soltanto per far tornare una percentuale? È una provocazione, naturalmente, ma serve a porre una domanda: quanto la politica riesce a cogliere fino in fondo l’evoluzione della società? La scuola non può diventare terreno di propaganda elettorale. Su questi temi servono serietà, equilibrio e soluzioni praticabili”
I DATI IN PROVINCIA
La pressione cambia molto da territorio a territorio. Nell’infanzia statale Reggio città supera il 50%, con Manzoni, Lepido e Aosta oltre il 70%. Luzzara arriva al 42,7%, Novellara al 39,4% e Fabbrico-Rolo al 36,3%. Alla primaria Fabbrico-Rolo è al 43,4% e Luzzara al 37,3%; alle medie sono al 33,3% e al 31,1%. In città, alla primaria Lepido arriva al 46,2%, Manzoni al 45,8%, Da Vinci al 43,7% e Galilei al 43,1%; alle medie Ligabue tocca il 49,5%, Galilei il 44,5% e Da Vinci il 38,3%. All’altro estremo, alle medie Albinea è al 4,7%. Alle superiori Carrara è al 27,4%, Filippo Re al 25,9% e Nobili al 24,5%, mentre Canossa è al 4,8% e Ariosto-Spallanzani e Liceo Corso al 6,7%.
113 PAESI NELLE SCUOLE REGGIANE
Le cinque cittadinanze più numerose sono marocchina (1.761 studenti), albanese (1.630), indiana (1.329), pakistana (1.311) e romena (974).
“Le concentrazioni possono creare problemi e non vanno negate. Ma dove la complessità è maggiore servono italiano L2, personale formato, mediazione linguistica, organici e classi sostenibili. La politica deve governare la realtà, non limitarsi a spostare percentuali da una scuola all’altra”, chiosa Fiore.