Fnp Cisl presenta la mappa dei servizi: un medico ogni 1.510 assistiti,
Correggio e Reggio oltre quota 1.500. Quasi un Mmg su tre ha almeno 56 anni
Reggio Emilia, 12 agosto 2026 – “A Reggio Emilia la rete c’è, ma il sistema è sotto pressione: troppi assistiti per ogni medico, ricambio da programmare, Case e Ospedali di Comunità che devono diventare luoghi di cura, non punti sulla cartina. Non siamo un’Azienda sanitaria, non siamo un ente gestore: siamo un sindacato. E questo significa che il nostro punto di vista parte dalle persone”.
Così Domenico Pacchioni, segretario generale Fnp Cisl Emilia Centrale, presenta la ricerca del sindacato dei pensionati per capire cosa accade e cosa correggere.
MEDICI DI FAMIGLIA, OVERBOOKING
In provincia di Reggio Emilia sono censiti 304 medici di medicina generale. Il rapporto medio è di 1.510 residenti over 14 per medico, oltre il massimale ordinario di 1.500. Sotto la media Scandiano (1.404), Montecchio Emilia (1.417) e Castelnovo ne’ Monti (1.448); sopra soglia Guastalla (1.547), Reggio Emilia (1.615) e Correggio (1.631).
Il dato pesa ancora di più perché gli over 75 sono tra il 15% e il 18% dei residenti over 14, con le quote più alte a Castelnovo ne’ Monti, Scandiano e Guastalla. “L’invecchiamento della popolazione determina un incremento della domanda di assistenza sanitaria, della presa in carico delle patologie croniche e della necessità di garantire continuità assistenziale sul territorio – incalza Pacchioni –. Nei distretti che presentano contemporaneamente una popolazione anziana numerosa e un elevato rapporto popolazione/mmg, la pressione sulla medicina generale risulta destinata ad aumentare nei prossimi anni”.
IL RICAMBIO NON SI PUÒ SBAGLIARE
La struttura anagrafica non autorizza distrazioni. Su 304 medici, 177, il 58,2%, hanno tra 26 e 50 anni; 62 (20,4%) sono nella fascia 56-65 e 35 (11,5%) hanno 66 anni o più. Complessivamente i 97 professionisti (31,9%) con almeno 56 anni sono quasi un terzo del totale. “Chi li sostituirà? Senza programmazione, ogni pensionamento può diventare un vuoto di assistenza, pagato da anziani, malati cronici, persone non autosufficienti, famiglie e caregiver”.
I NUMERI DELLA MEDICINA ASSOCIATA
La medicina associata è il modello prevalente. Tra i 258 medici ricompresi nel conteggio, 139, pari al 54%, lavorano in un’associazione con sede condivisa; 85, il 33%, partecipano ad un’associazione in rete; 34, il 13%, operano da soli. Complessivamente, dunque, l’87% aderisce ad una forma associativa. Quasi nove medici su dieci non lavorano isolati. Ma associarsi non significa integrarsi: uno su tre è collegato ai colleghi senza condividere la sede, una modalità che non assicura la compresenza quotidiana di una vera équipe. Le differenze territoriali sono evidenti: a Castelnovo ne’ Monti tutti i 37 medici sono associati, ma solo 13 lavorano nella stessa sede; nel distretto di Reggio Emilia sono 65 su 113 e 20 operano da soli. Il punto non è soltanto quanti medici fanno rete, ma quanto la rete diventi un luogo fisico e organizzato di presa in carico.
UNA RETE BUONA, MA NON UGUALE PER TUTTI
Il dato migliore? Le Case della Comunità mostrano un buon sviluppo nell’accoglienza e presa in carico, con Sportelli sociali anziani e 7 Pua/Puass attivi su 21 strutture. “I Pua sono la porta dove il cittadino fragile dovrebbe trovare orientamento, accoglienza e una prima valutazione dei bisogni sociosanitari. Quella porta esiste ma non è omogenea: il distretto di Reggio Emilia concentra quasi tutti i Pua (5 su 7). Un disequilibrio da risolvere – richiede la Fnp col suo leader Pacchioni – applicando il Dm 77/2022 che fissa l’obiettivo di almeno un Punto in ogni distretto. Senza questa porta unica di accesso diffusa, davvero operativa e chiara per gli utenti, più che indispensabile in caso di fragilità e non autosufficienza, il cittadino fragile non entra nella presa in carico: entra nel labirinto”, conclude Pacchioni.