Analisi Cisl sui dati Intesa Sanpaolo. “Mappa che obbliga a leggere il territorio senza propaganda.
È tempo di un patto sociale territoriale”
Reggio Emilia, 25 giugno 2026 – “Il Monitor di Intesa Sanpaolo non è una pagella, ma una mappa che ci obbliga a leggere Reggio senza propaganda. E la mappa di Reggio dice che una provincia forte non può applaudire se resta 59ª per legalità e sicurezza, 30ª per accesso ai servizi, 32ª per vulnerabilità ed esclusione sociale e 29ª per mercato del lavoro. Occorre agire, insieme alla comunità”.
Così Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, commenta la ricerca su fragilità e disuguaglianze, nella quale Reggio è 6ª per popolazione e saldo demografico, 7ª per economia sociale, 8ª per redditi, ricchezza e consumi, 13ª per servizi alle fragilità. “Sono dati buoni che raccontano un territorio vivo, ma avvertono sulla necessità di restringere il delta tra chi ha possibilità e chi è scivolato nella fragilità, tema su cui la Cisl martella da anni. Per questo chiediamo un patto sociale territoriale con obiettivi misurabili su casa, sanità, sicurezza, lavoro stabile, integrazione, trasporti e non autosufficienza”.
La 32ª posizione per vulnerabilità ed esclusione sociale è un avvertimento serio. Significa povertà abitativa, fragilità materiale, famiglie esposte. Persone che, pur lavorando, non reggono affitti, bollette, figli e anziani. “Questo dato ci dice che una provincia ricca produce nuove povertà se salari, casa e welfare non camminano insieme”, spiega Papaleo. A rimorchio arriva il mercato del lavoro, 29° posto: Reggio lavora molto, ma la qualità non si misura solo con l’occupazione. Si misura con salari adeguati, stabilità, sicurezza, formazione, conciliazione, appalti regolari, opportunità per giovani e donne. “Una fotografia che conferma l’importanza della contrattazione aziendale e territoriale, leva decisiva per produttività, welfare e partecipazione”.
Il 30° posto per qualità e accesso ai servizi dice che Reggio non è ai margini, ma ha bisogno di una grande opera di ingegneria sociale. Un accesso vero ai servizi vuol dire sanità territoriale, trasporti pubblici funzionanti, investimenti sulla scuola, tempi di risposta e servizi pubblici non solo quantitativi: devono essere vicini, comprensibili e capaci di incidere sulla qualità della vita, a cominciare dalle aree interne.
Poi sicurezza e legalità. La 59ª posizione conferma che c’è un problema serio. “Sicurezza è vivere senza paura e degrado. E sì, la zona stazione resta il nodo super critico. Non faremo più sicurezza solo con la leva dell’ordine pubblico, ma con la sua integrazione con l’innovazione sociale: presidi territoriali, cura degli spazi pubblici, contrasto a sfruttamento e illegalità economica, lavoro buono”.
Infine, il nodo demografico. “Il Monitor colloca Reggio molto in alto, ma quel dato va letto bene. La demografia reggiana non è trainata dalle nascite. I dati ufficiali dicono che nel 2024 la provincia è cresciuta di 2.236 residenti, a 531.113 abitanti, ma con saldo naturale negativo: 3.504 nati contro 5.399 morti, cioè -1.895. A tenere in piedi la crescita sono i flussi migratori: +1.278 dall’Italia e +2.853 dall’estero. Gli stranieri residenti sono il 12,3% della popolazione. Senza nuove famiglie e lavoratori immigrati, Reggio non sarebbe dinamica. Questo ci mette davanti all’assurdità di norme come la Bossi-Fini, che spingono il lato illegale dell’immigrazione, danneggiando anche a Reggio imprese, sicurezza e integrazione”.