61 ISPETTORI PER 126MILA IMPRESE, MORTI ANCORA IN AUMENTO A MODENA E REGGIO. CISL SI MOBILITA: «BASTA PRESE IN GIRO, PIU’ CONTROLLI E PREVENZIONE»

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A Reggio 31 ispettori per 55mila imprese. A Modena sono 30 per oltre 70mila aziende. Nel 2023 si contano 22 morti nelle due province, con 63 infortuni al giorno E Inail ha un tesoretto di 2 miliardi di euro non utilizzato per la prevenzione

«Dolore, morte, disastro. La tragedia di Firenze ripropone queste tre parole come un marchio a fuoco sul Paese che parla, parla e parla, ma poi combina poco o nulla. Questa è la verità.

Quando chiede un grande piano nazionale, con soldi e personale per i controlli, ha ragione da vendere Luigi Sbarra. E non perché è il nostro segretario. Bensì perché insieme a noi che siamo sui territori denuncia la follia di un Paese che dice di voler più controlli per prevenire le morti sul lavoro e poi schiera 31 ispettori a Reggio e 30 a Modena, per un totale di 126mila imprese.

Chiamiamola col suo nome: è una presa in giro”.

Così la segretaria generale di Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo interviene, in modo netto, dopo il disastro nel cantiere Esselunga di Firenze. E lo fa leggendo i dati definitivi del 2023 sulle morti bianche e sugli infortuni a Modena e Reggio.

I NUMERI FINALI DI UN 2023 PESSIMO
Gli ultimi dati commentati si fermavano a settembre.

Ora tutti possono vedere il consuntivo negli open data Inail. Modena registra 15 morti sul lavoro (7 dei quali nel settore delle costruzioni), uno in più del 2022. A Reggio gli incidenti mortali sul lavoro sono aumentati del 133%, passando da tre a sette. Certo, calano leggermente gli infortuni, ma stiamo sempre parlando di 23.107 casi, vale a dire 63 infortuni al giorno: 40 a Modena e 23 a Reggio.

«Ci chiediamo e lo chiediamo alle persone che lavorano, alle imprese e alle istituzioni: questi sono numeri normali o sono la polaroid di un’indecenza?», prosegue il sindacato.

BENE I TAVOLI A MODENA E REGGIO, UN PASSO AVANTI.
ORA INVESTIMENTI STRUTTURALI SULLA SICUREZZA, CI SONO 2 MILIARDI
A Modena e Reggio sono stati attivati, questo sì, i tavoli provinciali previsti dal patto regionale «ed è un passo avanti, sono luoghi dove le istituzioni, le imprese e i sindacati possono e devono battere pari, ma ancora non basta.
Rischiamo di fare ottime analisi, inquadrare alla perfezione il problema, ma poi si torna al punto di partenza: servono controlli, ne servono tanti e per farli occorre non solo una strategia ma del personale. Che costa – osserva Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto con delega alla sicurezza sul lavoro –
Il nostro parere è che una vita salvata vale più di un bilancio, eppure questo è un Paese dove gli ispettori del lavoro e i loro colleghi che fanno funzionare la macchina amministrativa lo scorso autunno sono stati costretti a scioperare per denunciare la situazione difficile in cui si trovano a operare. Una su tutte: in un contesto tecnologico obsoleto, dove accedere ad alcune banche dati è ancora proibitivo, è urgente ottenere la piena incrociabilità dei dati e delle informazioni».
Chiatto non solo chiede investimenti in prevenzione, ma indica dove trovare i soldi: sono ben 2 miliardi di euro di cui Inail dispone a livello nazionale.

«Risorse che non possono essere solo utilizzate per ripianare i conti statali. Devono essere invece risorse dedicate alla implementazione della formazione dei rappresentanti di lavoratori, dei lavoratori stessi», indica il sindacalista.

Ricordando che è «indispensabile utilizzare parte di questi 2 miliardi sulle nuove tecnologie intelligenti (IA) che possano contribuire a prevenire gli infortuni sul lavoro.

Infine manca ancora un indirizzo normativo preciso di limitazione del subappalto selvaggio anche nei cantieri edili. È questo l’elemento ancora di maggior criticità nel comparto delle costruzioni, che continua a essere il settore a maggior tasso infortunistico».

CISL DICE BASTA E SI MOBILITA
Cisl ha preso una posizione forte, che sta rimbalzando su tutti i media.

Il segretario Sbarra ha chiesto un piano nazionale al governo di Giorgia Meloni. Un piano composto da «più controlli, più ispezioni e più ispettori sul territorio, più risorse e interventi concreti, banche dati incrociate, rating sociale per le imprese, con una patente a punti che premi le realtà virtuose. E poi un grande investimento sulla prevenzione, formazione e una stretta su sanzioni e repressione».

Per questo Cisl ha dato il via a una mobilitazione nazionale con assemblee nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici e nei luoghi della produzione.

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