L’analisi della leader Cisl, Papaleo, dopo lo stop ai concerti di West e Scott.
“Chi ha responsabilità venga in Commissione a chiarire dopo mesi di silenzi”
Reggio Emilia, 30 maggio 2026 – “L’unica cosa che resta da fare è raccogliere, con un bel bagno di umiltà, i cocci dell’immagine di Reggio andata in frantumi. Un patrimonio pubblico da ricostruire, a dimostrazione del fatto che quel mega evento non è mai stato solo una questione privata. Sì, servirebbero scuse alla città e un reale coinvolgimento della Comunità, proprio quello chiesto da mesi e finito puntualmente contro un muro di gomma”.
Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, commenta l’ultima evoluzione del festival già Hellwatt, poi Summer Show e infine Pulse of Gaia, dopo l’annullamento disposto dallo Stato, per motivi di sicurezza e ordine pubblico, dei concerti di Travis Scott e Kanye West.
“Puntare il dito contro la Prefettura è un esercizio puerile. E nemmeno sappiamo, dato che non è mai stata fatta luce sui contratti, se questa decisione avrà effetti positivi sul recupero dei soldi investiti nei cachet dei due artisti. Quello che conosciamo è che la Prefettura, quindi il Ministero dell’Interno, ha valutato le informazioni che erano sul tavolo, quando sono state messe su quel tavolo”, riflette Papaleo, segnalando che la differenza con il contesto internazionale diventa sostanziale: il Regno Unito ha detto no a West il 7 aprile, poi sono arrivate Polonia, Francia e Svizzera. A Reggio lo stop è giunto il 29 maggio, a 35 giorni dalla partenza del festival.
ISTITUZIONI CON POCHE O NULLE INFORMAZIONI
Per Cisl i campanelli d’allarme suonavano sin dal lancio del festival, il 12 febbraio nella sala rossa del Municipio. Regione, Provincia e Comune si trovarono sul tavolo dei relatori con informazioni poche o nulle, tanto che la Provincia inviò subito dopo una richiesta formale di chiarimenti e garanzie. “Se qualcuno avesse spiegato ai nostri amministratori che l’obiettivo era portare a Reggio un artista autore di parole e gesti pesantissimi, forse due riflessioni sulla compatibilità con la storia della città sarebbero state fatte, anche per evitare il rischio di essere antifascisti a giorni alterni – osserva la Cisl –. Nulla è mai arrivato come riscontro nemmeno sulla proposta di Cisl fatta propria dal Sindaco, di costruire un incontro distensivo tra l’artista e la Comunità ebraica, per favorire lo svolgimento dell’evento senza tensioni. E se addirittura fosse stato fatto un sondaggio a monte, per capire quale tipo di show era più collegabile con il centro storico, le risposte avrebbero potuto essere sorprendenti”.
Il fatto che il concerto sia saltato per motivi di ordine pubblico e sicurezza dimostra pure quanto fosse legittimo chiedere chiarimenti sul piano per la sicurezza di lavoratori e spettatori, sulle condizioni di lavoro e sulle ricadute logistiche sulla città. “Non erano allarmi inventati. Erano domande doverose, eppure anche in questo caso le risposte sono state silenzi imbarazzati”.
RIPARTITE DALLA TRASPARENZA
Ora l’impatto sull’immagine di Reggio richiede un’analisi seria e trasparente. Chi ama Reggio ha tutto l’interesse che l’Arena diventi un’ambasciatrice della città ma prima occorre sanare le ferite con l’unica medicina possibile: la trasparenza. Proprio quella che Cisl, lo scorso aprile, chiese al Sindaco di mettere in campo, coinvolgendo la città. Trasparenza che ora potrà essere garantita nella seduta della sesta Commissione Attività produttive e cultura della legalità, per riunire la quale Cisl lanciò un appello l’8 maggio raccolto, finora, solo dai consiglieri di opposizione.
“In quella sede dovranno arrivare parole chiare. Chi ha responsabilità politiche, amministrative e organizzative deve spiegare cosa non ha funzionato, quali garanzie ci sono per i rimborsi, quali condizioni restano per gli altri appuntamenti e quali regole dovranno valere in futuro per eventi di questa portata. È il minimo sindacale per iniziare a fare pace con Reggio”, conclude Papaleo.