P. lavora nella Sanità, vive da sola in una casa nella prima collina modenese, e una domenica resta senza elettricità. Chiama immediatamente il servizio emergenze di Hera, dove le dicono che non avendo l’azienda alcuna responsabilità deve chiamare un tecnico. Le consigliano di cercare in rete con le parole “Pronto intervento elettrico”, cosa che P. fa immediatamente. Appare un numero fisso, con prefisso di Milano, che compone. Risponde una donna che conosce solo sommariamente l’italiano, che la informa che può mandarle un tecnico in poche ore, e che il diritto di chiamata è di 90 euro. La donna non è in grado di dire quanto costerà di massima l’intervento, perché la cosa dovrà essere concordata con il tecnico che si recherà al suo domicilio. P. accetta. Diverse ore dopo, alle 23 di domenica, si presenta un noto personaggio di Castelfranco Emilia, che agisce sotto il nome di una azienda intestata ad una donna, forse la moglie. L’intervento, sgradevole ma semplice, è legato alla presenza di topi nel quadro elettrico, e dura meno di mezz’ora. In realtà il personaggio resta oltre un’ora presso l’abitazione della Signora, perché impegnato in telefonate assai agitate con altri clienti, nonostante l’orario notturno. Alla fine P. riceve una richiesta di 740 euro, senza fattura, mediante un bonifico immediato. Contesta l’importo, ma è da sola, in una casa isolata, e l’uomo alza i toni; P. ha paura. Con uno stratagemma però effettua il pagamento con bonifico ordinario, che annulla non appena l’uomo è uscito. Seguono minacce, arriva una fattura di cortesia, ma P. ha resistito sino ad ora alle richieste dell’uomo, noto alle cronache ma evidentemente ancora libero di agire.
La Signora S. di Nonantola scopre una perdita ad un tubo in giardino. Siamo nel primo pomeriggio di un giorno feriale e S. cerca su internet un pronto intervento di Modena. Il primo numero che trova ha il prefisso 059, e tranquilla chiama. In realtà il numero era falsificato, e la Signora chiama un call center, forse all’estero. L’operatrice garantisce che il tecnico sarebbe stato da lei nell’arco di un’ora e che per la chiamata avrebbe dovuto pagare 100 euro, oltre ai costi di intervento. Le viene chiesto subito se ha il bancomat perché il pagamento sarebbe avvenuto con POS ; S. conferma e accetta la modalità di pagamento. Passa il tempo e il tecnico non arriva, quindi la signora richiama più volte per sollecitare l’intervento. Il tecnico arriva solo molte ore dopo, alle 19. Trova immediatamente la perdita, ma impiega due ore per una semplice riparazione, in quanto sostiene di non trovare il raccordo giusto fra tutti quelli che aveva. Solo quando la Signora contesta il dilatarsi dei tempi il tecnico trova il raccordo trai propri materiali. A questo punto finito il lavoro il tecnico dice alla signora che per l’importo del pagamento avrebbe dovuto chiamare in ditta, cosa palesemente falsa, essendo la persona in questione titolare e unico dipendente di una ditta alla quale il call center aveva venduto per 100 euro la chiamata. Dopo una falsa telefonata il tecnico dice alla signora: “è pronta? vuole mettersi a sedere? perché è un po’ caro“. A questo punto il tecnico annuncia l’incredibile cifra di 1.350 euro. La Signora, sotto choc, paga. Solo il giorno successivo, dopo un dialogo con la figlia comprende l’enormità della cifra richiesta, peraltro per un intervento richiesto in giorno feriale. S. cerca di presentare denuncia presso i Carabinieri, ma gli stessi segnalano che manca il reato, essendo i costi orari di libera determinazione. In questo caso però, considerati i costi dei materiali, si sono raggiunti i 650 euro all’ora. La Signora chiede una fattura al numero di cellulare comunicato dal call center; solo dopo diverse insistenze la fattura arriva, piena di falsità. Qui scopre che il tecnico era di Ferrara, e non di Modena.
Da tempo le associazioni dei consumatori segnalano la precaria condizione degli interventi tecnici a domicilio; una condizione in costante peggioramento. Continuano a proliferare in Rete soggetti che sotto il falso titolo di “Idraulico/Elettricista/Fabbro a Modena” risultano essere in realtà dei call center di aziende con sede all’estero. Soggetti truffaldini, che arrivano a camuffare un cellulare con il prefisso 059, e che in cambio di 90/100 euro “vendono” l’intervento a tecnici o falsi tecnici, spesso di altre provincie e a volte di altre regioni. Il cliente diventa così un osso da spolpare; i tempi dell’intervento si dilatano oltre ogni logica, a volte i “tecnici” sono due, senza che sia necessario. Si presentano conti folli, con costi orari di molte centinaia di euro e con quelli dei materiali decuplicati. Alle rimostranze del cliente partono, a volte, le minacce. Seguono proposte di sconto, ma pagando in contanti, in nero. Una condizione che in tanti accettano, e che rende difficile denunciare l’accaduto. A subire tutto questo sono quasi sempre donne e anziani. Il decalogo che proponiamo affronta in modo concreto il comportamento da tenere in questi casi, ma da solo, evidentemente, non è sufficiente. Ecco le nostre proposte.
Alle Forze dell’Ordine: intanto grazie per il vostro straordinario lavoro. Distinguere un abuso commerciale da una truffa non è semplice; noi riteniamo che le false comunicazioni iniziali dei call center e quanto accade concretamente nelle case di molte persone configurino vere e proprie truffe, da denunciare, espellendo dal mercato i soggetti più spregiudicati e migliorando la condizione generale di sicurezza.
Alle Amministrazioni locali: è necessario considerare questo tema all’interno del tema sicurezza, sul quale tutti state lavorando. Certamente è meno visibile di altri, forse più complesso, ma non meno importante di altri, perché colpisce soprattutto anziani e donne. Perché non tentare, nel vostro Comune, di mettere assieme i tecnici del territorio per una risposta concreta a questo problema? Noi siamo a disposizione.
Alle associazioni ed alle imprese del settore: riproponiamo la necessità, stavolta pubblicamente, di una risposta del sistema economico ed associativo della nostra provincia a questi problemi, unitamente a quelli portati da un generale ed eccessivo aumento dei costi degli interventi tecnici. I prezzi sono di libera determinazione, ma il riferimento deve essere per noi quello ai “prezzi informativi delle opere edili” pubblicato sul sito della Camera di Commercio di Modena. Per questo proponiamo l’estensione alla nostra provincia di una ormai storica esperienza della città di Firenze, dove le associazioni del settore e quelle dei consumatori, coordinate dalla Camera di Commercio, hanno costruito il servizio Okay Casa!: riparazioni urgenti nei settori impianti elettrici ed idraulici ed opere edili. Sono stati definiti i costi orari massimi di tutti gli interventi urgenti, dai 39 euro del diurno feriale ai 60 euro del notturno domenicale, iva compresa, specificando anche le modalità di calcolo. E’ stato escluso il diritto di chiamata, ed è stato messo a disposizione un numero di telefono h24, che si occupa di fornire al cittadino un tecnico che rispetta i contenuti dell’accordo. Una bella esperienza, positiva, che se applicata a Modena darebbe spazio alle imprese sane, al lavoro buono e regolare, allontanando con decisione i troppi pirati che navigano nelle acque di questo settore.
Federconsumatori
Adiconsum
Udicon