“Una discussione pubblica molto franca, che potrebbe portare ad un codice etico a tutela degli anziani e delle persone fragili quando si utilizzano i social per promuovere i propri servizi”.
E’ la proposta che avanzano Rosamaria Papaleo, leader della Cisl Emilia Centrale, e Domenico Pacchioni, segretario generale di Fnp Cisl Emilia Centrale, a seguito della storia dei video virali girati in una casa protetta di Carpi, aventi come protagonisti alcune anziane ospiti.
La discussione che si è aperta su questa vicenda si è subito polarizzata sui social e la stessa Gazzetta è stata accusata di spammare “fake news” dalla direzione della struttura.
“Partiamo dal presupposto che, fino a prova contraria, in quella struttura gli anziani ospiti siano curati e seguiti al top. Il punto, però, è un altro. Se una centenaria viene messa online mentre parla del suo pube, scherzando con la videomaker; se un’anziana viene ripresa su tik tok mentre chiede di fare la pipì ottenendo la risposta “io te le dò sul culo”, quello che è un fatto intimo e interno alla struttura diventa di pubblico dominio e ottiene più di un milione di visualizzazioni – commenta Pacchioni –. La volontà di far conoscere i servizi della casa protetta si va ad infrangere contro una realtà sulla quale invitiamo tutti a riflettere: il pubblico dei social non è stato catturato dalla qualità e dall’empatia del servizio della struttura ma dal fatto che gli anziani dei video fanno ridere”.
UN EFFETTO BOOMERANG
Per il segretario Pacchioni, quindi, il baricentro si sposta sull’effetto boomerang di queste operazioni che si sintetizzano con la ridicolizzazione di una persona fragile, il cui video, rimbalzato di chat in chat con tante emoji sorridenti, resterà online per sempre. Ciò a prescindere dal consenso firmato dalla sua protagonista o da chi ne fa le veci”.
POCHI MA CHIARI PALETTI
Secondo Papaleo, il compito del sindacato deve essere sempre quello di ricavare un avanzamento, una conquista positiva da ogni situazione critica.
“Il passo avanti che possiamo fare, tutti, è quello di ragionare insieme per riflettere su una comunicazione sociale efficace – nota la segretaria –. Crediamo che sarebbe utile riunire le idee delle Istituzioni, delle straordinarie competenze del personale che opera in quegli ambiti e di esperti di social media. E poi le idee dei gestori, dei familiari e di chiunque lavori con passione al servizio dei più fragili, con l’obiettivo di fissare pochi ma chiarissimi paletti per una comunicazione efficace per tutte le parti”.
I social sono megafoni potentissimi e spesso sono utili per costruire dal basso impegno civile e senso della Comunità. “Prova ne è il fatto che stiamo commentando uno stimolo costruttivo partito da facebook – evidenzia Papaleo –. Il nostro non è un messaggio oscurantista. Tutto dipende dal messaggio che viene postato su quelle piattaforme. Un conto sono i contenuti prodotti da un influencer che deve solo pensare a sé stesso, fino a quando non incrocia una fattispecie di reato. Un altro sono i contenuti che devono proteggere e valorizzare chi è più indifeso”.