MENO ALUNNI NON PUÒ SIGNIFICARE MENO SCUOLA. NO ALLA LOGICA DEI TAGLI COL FOGLIO EXCEL

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Cisl Scuola: “Le risorse liberate dalla denatalità restino nell’istruzione”

Modena, 14 luglio 2026 – “Il calo degli alunni è reale ma sarebbe grave trasformare la denatalità in un algoritmo per tagliare classi, organici e scuole”. Così Carmelo Randazzo, segretario generale Cisl Scuola Emilia Centrale, mette in guardia dagli effetti del crollo delle nascite.

“A Modena l’onda è già arrivata all’infanzia e alla primaria. I bambini di tre anni sono diminuiti del 26,7% dal 2012, quelli di sei anni del 18,2% dal 2018. Nei prossimi anni la contrazione raggiungerà medie e superiori. Se resteranno invariati i parametri nazionali, meno iscritti significheranno meno classi, meno posti per docenti e Ata, più accorpamenti e precarietà”, attacca Randazzo.

Per Cisl Scuola la risposta non può essere un arretramento dell’offerta formativa. “Il dividendo demografico va reinvestito nella qualità – spiega il leader del sindacato modenese –,  a favore di classi meno affollate, tempo pieno, compresenze, laboratori, sostegno, orientamento e investimento sul personale amministrativo, tecnico e ausiliario stabile. Perché l’organico non può essere una semplice divisione tra alunni e cattedre”.

Mentre gli studenti diminuiscono, cresce la complessità educativa. Nel 2024/2025 gli alunni con disabilità nelle scuole statali modenesi erano 4.214, il 5,9% in più in dodici mesi. Inoltre 980 classi e sezioni, il 23,1% del totale, superavano in deroga la soglia del 30% di studenti con cittadinanza non italiana.

“Servono organici pluriennali di istituto, docenti formati nell’italiano L2, mediatori, psicologi, educatori e Ata adeguati ai bisogni reali – osserva Randazzo –. Un alunno su cinque non ha cittadinanza italiana e nella primaria la quota supera il 24%. Molti sono nati in Italia e qui studiano. Anche per questo sosteniamo lo ius scholae: riconoscerebbe sul piano civile un’appartenenza che nelle aule esiste già, realizzando un patto che sarebbe come una iniezione di fiducia per questi ragazzi”.

Cisl Scuola chiede di sottrarre la rete scolastica alla logica del foglio Excel, ben sapendo l’impatto territoriale del crollo demografico. L’Usr Emilia-Romagna, già nel 2023 in un documento di lavoro sulle piccole scuole e le pluriclassi, segnalava che la crisi demografica colpisce con particolare intensità le zone collinari e montane e che questo produce effetti sulla possibilità di mantenere il servizio scolastico nelle forme attuali. Il documento usa proprio il caso di alcuni comuni del Frignano modenese – Frassinoro, Palagano, Montefiorino, Prignano sulla Secchia – per mostrare come la bassa densità di popolazione 3-18 anni renda il pendolarismo scolastico quasi obbligato e ponga già oggi un problema di sostenibilità dell’offerta locale.

“Un plesso non è soltanto un costo per alunno. In montagna, nella Bassa e nei comuni minori è un presidio contro lo spopolamento e permette alle famiglie di restare. Gli accorpamenti vanno discussi con territori e parti sociali, valutando distanze, trasporti, tempi di percorrenza, edifici, mense e laboratori. Chiudere oggi una scuola può rendere irreversibile domani il declino di un paese”.

Ecco che entra in scena il grande rebus dell’edilizia scolastica. Il calo degli iscritti non può diventare il pretesto per rinviare manutenzioni e sicurezza, ma, Cisl ne è certa, deve essere l’occasione per superare edifici inadeguati, creare poli moderni senza desertificare i territori e destinare gli spazi liberati a nidi, formazione degli adulti e servizi pomeridiani.

“La sfida non è difendere ogni posto senza guardare i cambiamenti. Una scuola meno numerosa può diventare più forte, inclusiva e vicina a ciascuno, ma solo se le risorse liberate resteranno nella scuola. Su questo siamo pronti ad aprire una vertenza territoriale”, chiosa Randazzo.

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