La mobilitazione è stata proclamata da Fiom Cgil, Fim Cisl e le rsu dopo l’avvio di una lunga trattativa sul rinnovo del contratto aziendale e l’impossibilità di giungere a un accordo condiviso con l’azienda.
Oltre all’astensione dal lavoro, i lavoratori hanno organizzato presidi davanti ai due stabilimenti.

«Per contestualizzare la vertenza bisogna partire dal 2019, quando l’azienda, storicamente insediata a Castelfranco, ha iniziato a ragionare sulla dismissione dello stabilimento e la realizzazione di una nuova sede operativa a Spilamberto – spiegano Valerio Vanzini (Fiom Cgil Modena) e Alessandro Gamba (segretario generale aggiunto Fim Cisl Emilia Centrale) –
Dal dicembre 2020, data di scadenza del contratto aziendale allora in vigore, si sono trovati accordi ponte sul premio di risultato, sempre ritoccato al rialzo, ma non si è mai arrivati a definire un nuovo contratto integrativo. Lo scorso novembre, però, con l’apertura del nuovo stabilimento di Spilamberto, abbiamo deciso che non si poteva più aspettare e che bisognava arrivare a un nuovo contratto aziendale».
Gli argomenti portanti della trattativa sono stati sin da subito la definizione di un’indennità di disagio legata al trasferimento e l’adeguamento del buono pasto. Allo stesso tempo i sindacati hanno chiesto la revisione del premio di risultato e l’incremento delle retribuzioni.
«A oggi le distanze tra le nostre richieste e quanto offerto dall’azienda appaiono ancora non conciliabili – affermano Vanzini e Gamba – Di qui l’azione di lotta che, oltre allo sciopero, prevede il blocco degli straordinari. Abbiamo ribadito più volte che per fare buona industria non basta investire in capannoni e nuovi macchinari, che comunque è auspicabile, ma serve anche e soprattutto investire sulle risorse umane», concludono Fiom e Fim.