“L’operazione ponte di Veggia è stata un successo. Quello che doveva essere un armageddon per la viabilità si è trasformato in un cantiere modello che ha cancellato i disagi e si è concluso con venti giorni di anticipo. E’ il risultato di un buon appalto e soprattutto di un metodo di lavoro partecipato che ha saputo unire istituzioni, sindacati, imprese e cittadini. Cisl si è battuta per questo approccio e ora chiediamo di non disperderlo”.
Così i rappresentanti di zona Francesco Bini (Cisl Distretto ceramico) e Aziz Sadid (Cisl Tresinaro Secchia), promotori di una serie di buone prassi che sono state accolte e messe in opera durante il cantiere di Veggia, tornano a prendere posizione a favore del distretto che tra la sponda sassolese e quella reggiana rappresenta il cuore della produzione ceramica nazionale.


UN PROGETTO STRATEGICO COL MODELLO VEGGIA
Il cantiere sul ponte di Veggia ha dimostrato che quando un territorio si sa unire, i risultati sono a portata di mano e le soluzioni innovative, se diventano condivise, cambiano le cose in meglio. “E’ evidente che con la riapertura di Veggia torneranno i vecchi guai di una viabilità inadeguata per il distretto, le sue imprese e i lavoratori. Per questo diciamo: aggrediamo i problemi ma facciamolo con dati e obiettivi davvero al servizio di tutti. Chiediamo alle due Province di convocare subito un nuovo tavolo con la ‘modalità Veggia’, chiamando i Sindaci, i sindacati, le associazioni d’impresa ma anche i parlamentari e i consiglieri regionali del territorio. In quella sede Cisl proporrà di finanziare un nuovo studio ricalibrato rispetto a quello dell’ottobre del 2023, che il cantiere di Veggia ha dimostrato essere superato in diversi contenuti strategici”, proseguono i due sindacalisti.
NUOVO PONTE, VECCHI PROBLEMI
In tutto il distretto ora si parla del terzo ponte per connettere la sponda sassolese/modenese con quella reggiana. “Il ponte serve, ma deve essere pensato per garantire vantaggi reali all’intero distretto. La collocazione ipotizzata a Sud degli altri due ponti presenta, invece, evidenti criticità impattanti per Sassuolo, dato che il nuovo ponte circonderebbe col traffico il comune patria del ceramico e scaricherebbe un grande flusso veicolare in un quadrante già molto sotto stress”, osservano Bini e Sadid, ricordando che “ora più che mai serve avere un fronte istituzionale compatto, bipartisan e orientato al risultato. Il tavolo potrebbe permettere di dialogare subito, in modo franco, proprio su questi aspetti”.
Del resto, lo stesso studio del 2023 spiega a pagina 26 che un terzo ponte da solo non cambierebbe gli assetti: non accorcerebbe il numero di km percorsi dai veicoli, non ridurrebbe il tempo del tragitto e lascerebbe intatta la velocità media degli spostamenti.
TRE PRIORITA’
Ci sono le aspettative. E poi c’è la realtà delle cose. I soldi per le infrastrutture sono pochi, pochissimi. In Regione come a Roma. Allora, il terzo ponte può essere un game changer se agganciato ad altri tre livelli di intervento. Primo: la mitologica bretella Campogalliano-Sassuolo. Si farà oppure no? Uscirà dal limbo oppure è giunto il momento di dire che siamo ai titoli di coda? Secondo: è importante investire sulla linea ferroviaria Marzaglia-Dinazzano. Ferrovia che rappresenta un’altra grande incompiuta dell’assetto logistico, se è vero che ogni giorno i treni devono fare un giro assurdo andando dall’interporto di Marzaglia a Reggio e poi da Reggio tornare a Dinazzano.
Terzo: occorre il raddoppio della pedemontana lungo la provinciale 467. “Questo è un punto su cui il versante sassolese e quello reggiano non hanno dubbi. Tutti vedono che non è possibile avere un ponte a quattro corsie che scarica circa 2.000 tir al giorno nella strettoia di via Regina Pacis. Casomai, servirebbe un sistema a due livelli non intersecanti per attraversare via Regina Pacis e fluidificare il traffico”, chiosano Sadid e Bini.