Analisi Cisl sui dati Intesa Sanpaolo. “Territorio solido, ma le disuguaglianze
non si curano con l’autocelebrazione. Serve un patto sociale provinciale”
Modena, 25 giugno 2026 – “Il Monitor di Intesa Sanpaolo non è una pagella, ma una mappa che ci obbliga a leggere Modena senza propaganda. Una provincia forte non può accontentarsi del 12° posto nazionale, se resta 88ª per legalità e sicurezza, 76ª per ambiente, 37ª per economia sociale e capitale relazionale e 30ª per servizi alle fragilità. La ricchezza non basta, se non diventa coesione”.
Così Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, commenta la ricerca su fragilità e disuguaglianze, nella quale Modena è 6ª per qualità e accesso ai servizi, 6ª per redditi, ricchezza e consumi, 8ª per istruzione, 10ª per tessuto produttivo. “Sono dati importanti, che raccontano un territorio competitivo. Ma proprio perché Modena è forte, non ha alibi. Chiediamo un patto sociale provinciale con obiettivi misurabili su casa, sanità territoriale, sicurezza, ambiente, lavoro stabile, integrazione, trasporti e non autosufficienza”.
Il dato più duro è legalità e sicurezza: 88ª posizione. Sicurezza significa vivere quartieri, frazioni, scuole, lavoro e stazioni senza paura, degrado, sfruttamento o illegalità economica. Per la Cisl non è solo ordine pubblico: è un tema sociale. Servono presidi territoriali, cura degli spazi pubblici, contrasto agli appalti opachi, lavoro regolare, integrazione e presenza pubblica.
L’ambiente, 76° posto, è l’altro campanello d’allarme. Modena è una realtà manifatturiera forte, ma non può trattare la transizione ecologica come capitolo separato dalla qualità della vita. Ambiente vuol dire salute, aria, mobilità, energia, sicurezza dei territori. Non c’è sviluppo vero se crescita produttiva e sostenibilità non camminano insieme.
Il 6° posto per qualità e accesso ai servizi è un punto di forza, ma va letto bene. Dentro quel dominio, i servizi sanitari collocano Modena al 24° posto, la spia gialla sul cruscotto: il sistema regge, ma la sanità territoriale deve fare un salto. Medici di base, Case della comunità, assistenza domiciliare, tempi di risposta, trasporti e presa in carico degli anziani non possono restare promesse. I servizi devono essere vicini, soprattutto in montagna e nelle aree fragili.
Anche il lavoro, 23° posto, va letto senza retorica. Modena produce, esporta, innova. Ma la qualità si misura con salari adeguati, stabilità, sicurezza, formazione, conciliazione, appalti regolari, partecipazione, opportunità per giovani e donne. “La contrattazione aziendale e territoriale resta la leva decisiva per redistribuire produttività, costruire welfare e alzare la qualità del lavoro”, assicura Papaleo.
Infine, occhio al nodo demografico. “Il Monitor colloca Modena al 18° posto per popolazione e saldo demografico. Un dato che conferma una crisi demografica profonda, la più grande delle bombe su cui siamo seduti. Al 1° gennaio 2026 Modena aveva 711.502 residenti, +3.162 in un anno. Ma nel 2025 ci sono stati 4.723 nati e 7.597 morti: saldo naturale -2.874. A tenere in piedi la crescita sono i flussi migratori, +6.036 persone; gli stranieri residenti sono 99.151, circa il 13,9%. Senza nuove famiglie e lavoratori immigrati, Modena sarebbe più vecchia e meno dinamica. Anche qui la Bossi-Fini mostra la sua assurdità: spinge irregolarità, danneggia imprese, sicurezza e integrazione”, chiosa Papaleo.