SCIOPERO ALLA PANINI, UNA QUESTIONE DI INNOVAZIONE E DI BUON LAVORO

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Era tanto, tanto tempo che non si vedeva uno sciopero davanti ai cancelli della Panini, in viale Emilio Po.
Quello del 4 settembre scorso è stato uno sciopero partecipatissimo, le cui ragioni sono raccontate da Edmund Agbettor (coordinatore territoriale della Fistel Cisl Emilia Centrale) e da Antonella Amerini (leader della Fistel Emilia-Romagna).
Quindi?
Dici Panini e tutto il mondo sa che stai parlando di Modena e del suo talento.
Questa azienda, le sue lavoratrici e i suoi lavoratori sono un simbolo della nostra comunità che sa competere col mondo, sa innovare e costruire cambiamento.
Oggi abbiamo scioperato perché i vertici della Panini hanno congelato questa capacità di innovazione prendendo una decisione discutibile: nonostante un’alta produttività delle sue lavoratrici e dei suoi lavoratori, nonostante un rendimento molto importante, Panini ha tirato un colpo di spugna sullo smart working del suo personale, riducendolo ad un solo giorno a settimana.
Lo smart non è un capriccio ma uno strumento che migliora – tantissimo – la possibilità di essere lavoratori e di avere una famiglia. Ed è uno strumento che attrae i giovani talenti, e per un’azienda che ha conquistato il mondo con la creatività questo è un punto molto importante.

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