ECCO PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO COME L’ARIA DI UNIMORE

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«Abbiamo bisogno come l’aria della capacità di analisi e della vision universitarie e abbiamo il dovere di invertire il modello, mettendo la nostra Università non più a valle ma al centro dei meccanismi decisionali strategici. Unimore deve essere al fianco delle Istituzioni, delle parti sociali, dei sindacati. Trattarla come eterno consulente ex post, pure incatenato dalla burocrazia, è stato un errore che non possiamo più permetterci».
Ha le idee chiare Andrea Sirianni, riconfermato segretario confederale della Cisl Emilia Centrale con deleghe a Formazione, Ricerca e Mercato del lavoro. Idee che portano dritte al bivio tra «la scelta di voler rendere Reggio e Modena città universitarie o città con l’Università. Tra l’innovare e il conservare».

Sirianni, cosa intende per “fratture”?
«I quattro grandi cambiamenti che hanno chiuso il Novecento e ci hanno proiettati in un mondo nuovo: energia, crollo demografico, cambiamenti climatici e intelligenza artificiale. Per ognuno serve un piano strategico. Non possiamo più perdere tempo».

Università e intelligenza artificiale.
«Usa, Cina, Emirati stanno investendo miliardi in questa nuova rivoluzione industriale. Fin qui vincono le big tech private, senza regole e col solo obiettivo del fatturato. Noi vogliamo un’IA pubblica, trasparente, etica e accessibile e occorre il coinvolgimento dell’Università. Ne va dell’interesse vitale di imprese, lavoratori, Istituzioni».

Cosa chiederebbe al nuovo rettore di Unimore?

«A pochi km da qui c’è Leonardo, il supercalcolatore più potente dell’Unione. Lo usiamo per il meteo, ma potrebbe essere il cuore della nostra IA, italiana ed europea. Serve l’Università per analizzare questo scenario e capire come sfruttarlo, insieme al network dei tecnopoli».

Non crede che l’IA sia tema solo per grandi player?
«Nessuno verrà escluso da questo cambiamento. Dobbiamo ricorrere alla miniera d’oro dell’Università per capire come far evolvere il manifatturiero, portarlo verso nuovi mercati, anche quello emergente della difesa. Per capire come rendere l’automazione dei processi produttivi e l’Ia alleati – non killer – delle piccole imprese artigiane che sono la spina dorsale del nostro sistema produttivo».

Università e crollo demografico

«Entro il 2042 Modena e Reggio perderanno il 22% della forza lavoro. L’invecchiamento galoppa e non sappiamo come garantire tra dieci anni il mantenimento dei grandi diritti costituzionali: istruzione, sanità, pensioni. La demografia è una scienza, ma la politica l’ha ignorata. E’ tempo di chiedere l’ingresso in campo della ricerca universitaria – sociale, economica, ingegneristica – per studiare scenari e soluzioni, capaci di dire al Paese che la Legge Bossi Fini è un danno per l’economia e il welfare».

Università e imprese. Se ne parla da decenni.

«È ora di fare questo matrimonio. Serve un’università integrata nel sistema produttivo, non solo vivaio di competenze straordinarie ma scollegate dalla realtà aziendale».

Il modello manifatturiero è in crisi, soprattutto l’automotive.

«Ecco perché l’analisi universitaria ci serve come l’aria. Sono certo che il nostro Dipartimento di Ingegneria dell’auto possa guidarci in un dibattito rigoroso sul futuro delle quattro ruote. Tra 20 anni saranno un giocattolo per super ricchi o ancora un bene di massa? Ci serve chiarezza su elettrico, idrogeno o altri carburanti, perché è finito il tempo delle opinioni, ci vogliono dati per orientare investimenti, politiche industriali e urbanistiche. Glielo dico con un esempio: pagherei oro per avere uno studio serio sull’infrastrutturazione per la mobilità elettrica di massa a Modena e Reggio».

Università ed energia.

«A maggio abbiamo pagato un megawattora 86 euro. In Francia 60, in Spagna 43. A gennaio erano 144. Così l’industria manifatturiera va a sbattere, soprattutto la ceramica. Ricordo a tutti che tra Casalgrande e Sassuolo lavorano 20.000 persone e anche per loro serve mettere a fuoco il nostro mix energetico. Finalmente si riparla di nucleare, ma i tempi sono incerti. Chiediamo all’Università un piano basato sui dati, per mettere la politica di fronte all’evidenza».

Mancano i posti letto per gli studenti.

«Non è una questione b-side. Una città universitaria deve accogliere. Offrire uno studentato a 600 euro o lasciare gli studenti alla speculazione immobiliare è inaccettabile. Crediamo in una rete di accoglienza diffusa nei Comuni attorno a Modena e Reggio – raggiungibili  rapidamente con il treno –, usando il canone concordato per l’affitto di singole stanze, sostenuto con fiscalità di vantaggio. Fiscalità che oggi applica solo Modena». 

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