FONDERIE DI MODENA, 9 GENNAIO 1950 – 2026: UNA STORIA CHE PARLA DI LAVORO, LIBERTÀ E FUTURO

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Sono passati 76 anni, Gianni Rodari su quel 9 gennaio del 1950 ha scritto una poesia bellissima. E Modena non solo non dimentica. Modena ricorda, partecipa, sceglie il lavoro come leva di libertà. 
 Stamane siete stati tantissimi davanti al monumento in viale Ciro Menotti, insieme al Sindaco Massimo Mezzetti, alle organizzazioni sindacali e a tante altre storie, come quella di Gino, testimone dell’evento, e quelle dei parenti delle vittime: Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti.

Qui il commento del Sindaco: https://tinyurl.com/8d8x89s3
E qui la riflessione sul significato di questo 9 gennaio di 76 anni dopo, che abbiamo chiesto alla nostra segretaria generale, Rosamaria Papaleo:
“Siamo qui oggi perché quel fatto ci ricorda che dal lavoro – e dalla lotta per il lavoro – sono nate le conquiste che hanno reso – e rendono – una comunità libera, democratica e coesa.
Le Fonderie ci insegnano che dire lavoro significa parlare dell’anima di una comunità.
Il lavoro resta l’ascensore economico e sociale, ma è anche ciò che dà dignità, stabilità e futuro alle persone, alle famiglie, ai territori.

76 anni dopo gli stipendi devono tornare a crescere, e possono farlo solo rimettendo al centro contrattazione e partecipazione. Senza salari giusti, il lavoro perde senso e smette di essere speranza.
La speranza delle famiglie che lavorano ma non riescono a realizzare il proprio progetto di vita a causa di un’emergenza casa sempre più drammatica.
Un affitto che supera i 1.000 euro al mese per 70 metri quadrati, divorando quasi il 40% del reddito di una giovane coppia, non è solo un problema economico: è una ferita sociale e un freno al futuro.

 

I GRANDI SCENARI DI CAMBIAMENTO
Essere qui oggi significa anche affermare che il lavoro è motore di democrazia e che il sindacato non può chiamarsi fuori dai passaggi che stanno riscrivendo i destini del mondo.
Il sindacato deve sostenere la necessità urgente di un’Europa che ritrovi la propria anima e la propria strada.
Vale quando parliamo di futuro industriale e lavoro, a partire dal comparto metalmeccanico e dall’automotive, messi in difficoltà da un Green Deal che, così com’è, ha aperto alla Cina senza proteggere il lavoro europeo.
Vale quando parliamo di libertà.
La Cisl non ha dubbi: sta dalla parte degli aggrediti, sostiene la resistenza ucraina, dice no al terrorismo, è al fianco delle donne e degli studenti iraniani che si stanno sollevando contro la tirannia fondamentalista, sostiene la sete di libertà del popolo venezuelano, finalmente libero dal suo dittatore.

Ecco, le Fonderie di Modena ci consegnano una responsabilità:
non separare mai la parola lavoro dalla promessa di un futuro migliore.
A Modena, nel Paese, nella nostra Europa”. 
Rosamaria Papaleo
Segretaria generale Cisl Emilia Centrale

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