VIGILI DEL FUOCO, 10.000 INTERVENTI A MODENA, 6.400 A REGGIO (+15%) MA “SENZA RIMPIAZZI NEL 2026 PERDEREMO IL 20% DEGLI ORGANICI”

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Fns Cisl: “La corda si sta spezzando: mancano 20 unità a Modena e 20 a Reggio. A rischio Sassuolo. Operiamo con mezzi insufficienti”. Appello alle Istituzioni: “Intervenite, penuria inaccettabile. Vogliamo verità su Pfas e tumori”
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“Questo è un appello, rivolto alle Istituzioni e ai cittadini: ai Vigili del Fuoco non bastano la solidarietà e le belle parole. Servono rinforzi e risposte: entro un anno ci aspettiamo di perdere il 20% dell’organico tra Modena e Reggio Emilia e relative province. Così non possiamo reggere. In questo modo rischia il distaccamento di Sassuolo, a causa di una matematica dolorosa che va messa in conto e che conosce ogni comandante provinciale”.
Sono le parole spese con grande attenzione da Paolo Ghinelli, coordinatore della Fns Cisl Emilia Centrale e del comando di Bologna. Sassolese, 40 anni di servizio nei Vigili del Fuoco, 34 dei quali come professionista nei comandi di Modena, Reggio, Parma e Bologna. Oggi è membro del nucleo investigativo e stimato docente regionale per la formazione dei Vigili del Fuoco sulla prevenzione e sicurezza.
Ghinelli mette sul tavolo i numeri, nudi e crudi, “deve essere chiaro che la corda si sta spezzando”.
A MODENA 10.000 INTERVENTI, 20 UNITÀ MANCANTI, 10 IN PENSIONE NEL 2026
Il 2025 si è chiuso con circa 10.000 interventi. La provincia è coperta da cinque distaccamenti permanenti (Carpi, San Felice, Sassuolo, Vignola, Pavullo): l’organico dei professionisti non può scendere sotto 39 unità e 12 devono operare nella sede del comando centrale in strada Formigina, attiva h24, sette su sette. A supporto i volontari, preziosissimi ma disponibili in base alla loro attività lavorativa, presenti a Mirandola, Finale Emilia, Pievepelago, Frassinoro e Fanano.
Già ora mancano 20 professionisti all’appello. Nel 2026 andranno in pensione 10 colleghi che hanno raggiunto i 60 anni: se non saranno rimpiazzati almeno con gli stessi numeri, la macchina dei Vigili di Modena rischia di incepparsi. E le nuove reclute vanno formate: non possono sostituire nell’immediato capiturno con due o tre decenni di esperienza. Con le reclute si materializza anche il problema casa: i pompieri modenesi si sostengono e cercano un posto letto d’emergenza, ma serve una soluzione strutturale.
A REGGIO 6.400 INTERVENTI (+15%), 20 UNITÀ MANCANTI, 6 IN PENSIONE NEL 2026
Sfiorati 6.400 interventi nel 2025, vale a dire un +15% rispetto all’anno precedente e più di 230 interventi per ognuno dei Vigili del Fuoco in servizio a Reggio e provincia. Un’impresa incredibile se si considera che mancano 20 pompieri al comando provinciale.
La provincia è coperta dal comando provinciale e da tre distaccamenti permanenti (Castelnuovo ne’ Monti, Sant’Ilario d’Enza, Guastalla). A supporto i volontari, preziosissimi, di Luzzara, ma disponibili in base alla loro attività lavorativa.
L’organico dei professionisti non può scendere sotto 27-28 unità e 12 al minimo devono operare nella sede del comando centrale in via della Canalina, attiva h24, sette su sette, per garantire il dispositivo di soccorso. La sala operativa richiede due di queste 12 persone e, in caso di emergenze multiple che necessitano di supporto, si richiamano altre squadre dai distaccamenti.
Nel 2026 andranno in pensione circa 6 pompieri che hanno raggiunto i 60 anni: se non saranno rimpiazzati la macchina dei Vigili di Reggio rischia di incepparsi. E poi le nuove reclute vanno formate: non possono sostituire nell’immediato capiturno con due o tre decenni di esperienza. Con le reclute si materializza anche il problema casa: serve una soluzione strutturale.
MEZZI E DOTAZIONI: “PENURIA INACCETTABILE”
“Stiamo parlando di gente che rischia la vita per la Comunità e lo Stato – sottolinea Ghinelli –. Non mi rassegno al fatto che i Vigili del Fuoco debbano subire una tale penuria di investimenti”.
In tutta la provincia di Modena c’è una sola autoscala, arrivata due anni fa: Modena può ritenersi fortunata. A Reggio, invece, c’è una sola autoscala con 22 anni di servizio e 250.000 km sotto al cofano – è la più antica della regione – arrivata in dote dal distaccamento di Luzzara, dove i volontari hanno potuto comprarne una usata grazie alle donazioni private. E quando una si rompe subentra l’altra, come in un flipper.
E non basta: c’è una sola squadra di intervento sulla Aps (auto pompa serbatoio) in base agli organici disponibili nelle varie sedi.
PFAS E TUMORI, DOV’È LA RICERCA?
Non si può archiviare il 2025 senza citare il caso degli Pfas, sostanze sintetiche sospettate di causare patologie tumorali, usate per rendere le dotazioni impermeabili e resistenti al calore. Tute antifiamma, guanti, persino gli strati interni delle divise e le schiume antincendio. Dopo la denuncia di Fns Cisl, è stata aperta una indagine sanitaria con l’Università di Bologna. I risultati erano attesi per fine anno ma manca una comunicazione sanitaria che chiuda il cerchio. Alcuni pompieri hanno ricevuto le tabelle coi risultati delle analisi. C’è chi le ha condivise col sindacato e nei referti si trova la conferma di una esposizione agli pfas che va ridotta.
“Vogliamo la verità. Continuiamo a chiedere ai parlamentari e ai consiglieri regionali del territorio di prendere posizione. Il Ministero sta cambiando parte del vestiario ma gli Pfas sono sempre lì”, ammonisce Ghinelli. Mentre il leader nazionale della Fns, Massimo Vespia, considera “inaccettabili le proposte che vorrebbero monetizzare la salute del personale attraverso l’introduzione di un’indennità economica, escludendo così il personale del Corpo in pensione che potrebbe essere stato colpito da patologie tumorali riconducibili ai prodotti derivanti dai Pfas”.

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