“La lettera-shock pubblicata dalla Gazzetta certifica un fallimento: il problema immigrazione si chiama legge Bossi-Fini, fallimento economico, sociale e di sicurezza”.
Così Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto Cisl Emilia Centrale, commenta la denuncia di un cittadino extracomunitario travolto dal sistema cui bisogna sottostare per ottenere un permesso di soggiorno.

Questa storia deve servire per riflettere: realtà come Reggio Emilia sono la dimostrazione di quanto sarebbe urgente riportare in officina il modello di gestione dell’immigrazione, che nasce malato di inefficienza e vive stracolmo di disservizi, prodotti da una rete di uffici e sportelli sul territorio sui quali lo Stato non investe. Anche quando potrebbe rendere il rinnovo di un permesso di soggiorno un lavoro più fluido e d’equipe con gli sportelli d’anagrafe.
“GUARDIAMOCI ALLO SPECCHIO”
“Le strade sono due. Quella semplice: scaricare tutto su Questure, Prefetture e il loro poco personale. Oppure la più difficile: guardarci allo specchio – prosegue Chiatto –. Nei campi, nei cantieri, nella logistica, nelle fabbriche metalmeccaniche, l’immigrazione è colonna portante. Le culle italiane sono vuote ed è il Ministro dell’Economia (leghista) ad ammettere che senza nuovi contribuenti salteranno pensioni e sanità. Eppure, dopo 48 ore di indignazione per la lettera della Gazzetta, torneremo al quieto vivere. Proviamo ad essere diversi, stavolta.
ZONA ROSSA IN STAZIONE E PERMESSI DI SOGGIORNO
Le lunghe file di immigrati in ogni Questura dicono una cosa chiara: la Bossi-Fini ostacola la regolarità dell’immigrazione, anziché sostenerla. “È inutile pensare che una zona rossa possa combattere il degrado nelle stazioni come quella di Reggio se la legge genera clandestinità, disagio e getta decine di migliaia di persone nelle mani della criminalità. Non lo diciamo solo noi – sottolinea Chiatto –. Lo dice il Governo commentando il sistema del decreto flussi (clic day), inquinato dal traffico dei permessi: identità digitali fittizie, assunzioni false, legami con i clan, soldi per accessi illegali. Solo il 7.8% dei richiedenti arriva a ricevere il permesso di soggiorno (9.311 domande accolte su 119.890)”.
“UNA QUESTIONE DI CITTADINANZA”
Serve superare le tifoserie e pensare all’interesse del Paese. Non si possono lasciare per mesi nel limbo delle file e del caos persone in attesa di un documento. Così come non possiamo perdere oltre 13.000 studenti stranieri nelle scuole reggiane, che senza cittadinanza se ne andranno all’estero, portando via gli investimenti fatti su di loro.
“Per questo la Cisl chiede una riforma integrale della gestione dell’immigrazione, fondata sulla cancellazione della Bossi Fini e su un nuovo patto sociale e sulla cittadinanza con lo Ius Scholae. Anche molti imprenditori ora iniziano a capirlo, vedendo quanta fatica fanno con la manodopera. Le cose cambiano, basta volerle vedere e puntare all’obiettivo grosso”, conclude Chiatto.