VIGILI DEL FUOCO, RISCHIO CANCEROGENI NELLE TUTE. “ORA BASTA, LO STATO CI PROTEGGA”

|

“Scegli di fare il Vigile del Fuoco perché senti che proteggere le persone è ciò che ti rende vivo. Ma chi protegge i vigili del fuoco e la loro salute? Da più di cinque anni denunciamo il rischio di sostanze cancerogene nelle nostre attrezzature ma siamo ancora costretti a indossarle, in barba al principio di precauzione. Siamo abituati a lottare con la paura, ma ora lo Stato dia un segnale forte ai suoi servitori”.

Sono parole da leggere con rispetto e preoccupazione, queste di Paolo Ghinelli, sassolese, 40 anni di servizio nei Vigili del Fuoco, 34 dei quali come professionista nei comandi di Modena, Reggio, Parma e Bologna. Oggi è membro del nucleo investigativo e stimato docente regionale per la formazione dei Vigili del Fuoco sulla prevenzione e sicurezza.
Ghinelli adora il suo mestiere e la divisa, che difende anche come referente della Fns Cisl Emilia Centrale. Lo raggiungiamo a fine turno, fuori dalla caserma di Modena, con l’immancabile pipa in bocca.

“Siamo preoccupati. Nelle tute antifiamma, nei guanti e persino negli strati interni delle divise ci sono pfas, sostanze sintetiche usate per rendere le dotazioni impermeabili e resistenti al calore. L’agenzia Echa dell’Ue ha associato queste sostanze a seri effetti negativi per la salute umana – incalza Ghinelli –. Ricerche di laboratorio indicano che l’utilizzo prolungato e l’esposizione a temperature elevate durante gli incendi potrebbero favorire l’assorbimento di queste sostanze tossiche. Sostanze presenti anche nelle schiume che utilizziamo per domare gli incendi. Elementi denunciati dal nostro leader nazionale Massimo Vespia”.

Il pensiero corre ai tre vigili del fuoco di Arezzo morti, tra ottobre 2022 e dicembre 2023, per glioblastoma, il più aggressivo dei tumori cerebrali. I loro familiari e alcune associazioni mediche sospettano un legame con i pfas, tanto da aver depositato un esposto in 36 Procure. Un fatto che ha spinto la Direzione regionale dei Vvf dell’Emilia-Romagna ad avviare lo scorso aprile un’indagine sanitaria con l’Università di Bologna, ma è un passo arrivato in ritardo. Ghinelli non ha dubbi. E’ dal 2018 che il Ministero nega alcun pericolo. 

“Anziché avviare per tempo verifiche epidemiologiche e ricercare fornitori alternativi, siamo stati e siamo ancora costretti a indossare l’elenco dei dpi disposti dal Ministero, anche quelli con Pfas. Non è più accettabile. Chiediamo ai parlamentari modenesi e reggiani di prendere posizione”, racconta Ghinelli, conscio che il principale nemico di un Vigile del Fuoco è l’esposizione prolungata a fattori di rischio.
Non solo gli Pfas. “Per tutta la vita professionale interveniamo su incendi di tetti (spesso in eternit), solai, fienili, impianti fotovoltaici. Non sappiamo mai quante sostanze inquinanti respiriamo e, se l’incendio è grande, non sempre abbiamo a disposizione respiratori per tutti”.

Cessata l’emergenza, questi strumenti vengono riportati in caserma e vanno ricaricati, decontaminati e lavati con la procedura nbcr (nucleare, batteriologico, chimico e radiologico). “Procedure che facciamo noi, perché non ci sono soldi per affidarle a ditte esterne. Abbiamo svolto dei corsi, ma è lecito chiedersi dove vada, ad esempio, l’acqua usata per la decontaminazione”. La storia non cambia: i Vigili del Fuoco sono un grande Corpo costretto ad arrangiarsi. “Siamo pochi. Se avessimo un vigile e un euro per ogni volta che la politica ci ha chiamati eroi staremmo benone. Invece, nella provincia modenese, contando anche impiegati e tecnici, siamo 240. Da gennaio ad oggi abbiamo già svolto 5.400 interventi, ogni anno arriviamo a 10.000: 250 interventi per ogni Vigile che può andare sul campo. A Reggio con poco più di 200 vigili del fuoco siamo a 2.600 interventi da gennaio ad oggi, in un anno ogni vigile compie 125 interventi”.

Resta una domanda: come impara a gestire la paura un pompiere. “C’è la paura di lungo corso, per i veleni accumulati negli anni. E c’è la paura dell’immediato, che gestisci usando solo la tua professionalità, anche quando una madre ti chiede come sta il figlio che sai essere morto, intrappolato nelle lamiere di un’auto. Il crollo arriva dopo, e anch’io ho pianto come un bambino”. Assistenza psicologica? Ghinelli sospira. “Non ne abbiamo. Stanno iniziando ora le assunzioni di personale. Per ora ci siamo arrangiati con corsi sulla psicotraumatologia con Ausl e… altre conoscenze”.

Condividi questo articolo



CISL Emilia Centrale © Copyright 2014 - 2022

cislemiliacentrale.it
ust.emiliacentrale@cisl.it

Modena

Indirizzo: via Emilia Ovest 101, Modena
Tel: 059 890811 

Reggio Emila

Indirizzo: via Turri 69, Reggio Emilia
Tel: 0522 357411

Cerca nel sito
Convenzioni